Coronavirus, Repubblica Ceca: «Pronti a usare Sputnik V anche senza ok dell’Ema». Negli Usa via libera a Johnson&Johnson

Il premier della Repubblica Ceca Andrej Babis cerca una soluzione urgente per la forte diffusione del virus in tutto il Paese. Approvato l’uso in emergenza del vaccino monodose di Johnson&Johnson. Attese negli Stati Uniti entro giugno 100 milioni di dosi

REPUBBLICA CECA

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EPA/MARKO DJOKOVIC | Il vaccino russo anti Covid Sputnik V.

Praga verso lo Sputnik

«Potremmo procedere con il vaccino russo anche senza l’autorizzazione di Ema». A dirlo è il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babis, che secondo quanto riportato da Reuters, starebbe pensando di arginare la grande diffusione del virus nel Paese proprio con l’arma anti Covid chiamata Sputnik V. Una dichiarazione di intenti totalmente contraria a quella che solo 10 febbraio il presidente Babis aveva espresso proprio riguardo l’utilizzo del vaccino russo. Secondo le parole del premier la Repubblica Ceca avrebbe aspettato l’approvazione dell’Agenzia europea del farmaco. Ma ora le cose sembrano cambiate. Praga potrebbe seguire l’esempio dell’Ungheria, al momento l’unico Paese dell’Ue ad utilizzare il vaccino della Russia. Anche l’Austria starebbe trattando con Mosca mentre al momento sono 30 i Paesi nel mondo che hanno deciso di utilizzare il candidato Sputnik V.


USA

ANSA | La sede centrale della casa farmaceutica Johnson&Johnson.

Via libera al terzo vaccino anti Covid

La Fda, l’agenzia del farmaco americana, ha autorizzato l’uso in emergenza del vaccino anti Covid prodotto da Johnson&Johnson, portando così a tre quelli a disposizione negli Stati Uniti con il vaccino di Pfizer e Moderna. Il via libera della Fda è l’ultimo passaggio formale necessario per la distribuzione del nuovo vaccino, dopo che un gruppo di esperti indipendenti aveva approvato all’unanimità l’uso del vaccino di Johnson&Johnson che ha dimostrato finora un’efficacia del 72%. La casa farmaceutica si è impegnata a fornire agli Stati Uniti 100 milioni di dosi entro giugno, che si andranno ad aggiungere ai 600 milioni di dosi previste entro luglio da Pfizer e Moderna.

NUOVA ZELANDA

EPA/MARTIN HUNTER | La premier della Nuova Zelanda Jacinda Ardern.

Una settimana di blocco per 1,7 milioni di persone

Dopo la scoperta di un possibile focolaio tra i dipendenti dell’aeroporto di Auckland, il governo della Nuova Zelanda ha deciso di imporre il lockdown sulla città più grande del Paese almeno per i prossimi sette giorni. L’annuncio è arrivato ieri sera dalla premier Jacinda Ardern che ha disposto la chiusura di buona parte delle attività per circa 1,7 milioni di residenti ad Auckland. Il primo caso del possibile focolaio è emerso nei primi giorni di febbraio, quando è risultato positivo un dipendente dell’aeroporto di Auckland e alcuni suoi parenti. Ne era seguito un blocco di tre giorni a partire dal 14 febbraio, durante il quale sono state testate più di 100 mila persone.

L’indagine ha fatto emergere 12 persone positive, compresi alcuni studenti di una scuola superiore e i loro famigliari. Ma il tracciamento non sarebbe stato esaustivo, al punto da convincere il governo a decidere per il lockdown totale: «Se non siamo in grado di collegare immediatamente un caso da persona a persona – ha detto la premier Ardern – cioè quello che chiamiamo un collegamento epidemiologico, questo è un problema importante e sui dobbiamo agire».

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