L’Ue vuole introdurre il passaporto vaccinale per salvare il turismo dell’estate. Ma a quale prezzo?

Il ritardo della campagna vaccinale dell’Ue mette a rischio la stagione estiva, i Paesi che fanno affidamento sul turismo chiedono l’introduzione di un “passaporto vaccinale”. Ma, oltre ai limiti tecnici e sanitari, c’è il rischio di creare un privilegio del vaccino

Lunedì i ministri del turismo dell’Unione europea si sono riuniti in videoconferenza per discutere di come superare una situazione sempre più difficile da gestire: in tutto il continente aumentano le restrizioni anti Covid e si teme lo sviluppo di varianti, mentre i problemi con le forniture di vaccini – ancora da risolvere – mettono i governi di fronte al dubbio di essere o meno all’altezza dell’impresa di vaccinare l’intera popolazione. Il fattore tempo è determinante e, anche se l’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge entro la fine del 2021 sembra alla portata, aumentano le preoccupazioni per la stagione turistica primavera-estate. Quello turistico è uno dei settori più colpiti in assoluto, fondamentale e insostituibile per le economie di alcuni Stati membri: Grecia, Spagna e Portogallo su tutti, ma anche l’Italia, e a modo suo l’Austria, già colpita nella stagione invernale.


Un pass per salvare l’estate

Di fronte ai risultati delle campagne vaccinali di Israele e Regno Unito, si è affermata l’idea di salvare la stagione con un certificato vaccinale da usare come passaporto. Atene e Madrid stanno procedendo unilateralmente per un accordo con Londra (con buone prospettive), sul modello di quello fatto dai greci con Gerusalemme. Anche Vienna è della stessa idea, la settimana scorsa il governo austriaco ha detto che se l’Ue non troverà l’accordo per un certificato comune entro la primavera, andrà avanti per conto suo emettendo un visto d’ingresso rivolto alle persone già vaccinate, a quelle immunizzate dopo aver avuto la malattia, e ai negativi al tampone.

Ursula von der Leyen ha risposto in anticipo, confermando la notizia già circolata che la Commissione presenterà la proposta per un Green pass digitale, rispettoso della protezione dei dati, della sicurezza e della privacy. L’obiettivo del Green pass è quello di permettere ai cittadini comunitari di muoversi, gradualmente, in sicurezza sia all’interno dell’Ue che all’estero, per lavoro o per turismo. Per evitare discriminazioni, il pass conterrà anche i risultati di eventuali tamponi e la certificazione della guarigione avvenuta dopo aver avuto il Covid-19. La proposta è in linea con le richieste di Grecia e Austria. Il certificato sarà in vigore non prima di tre mesi, al più tardi entro l’estate.

Il ministro del turismo italiano, Massimo Garavaglia, in linea di principio è d’accordo. Dopo il vertice, ha scritto su Facebook: «L’adozione di nuovi strumenti digitali europei che documentino lo stato di salute dei viaggiatori, partendo dall’uso medico per poi preparare un ritorno alla mobilità sicura dei turisti, compatibilmente con l’evoluzione della pandemia, sarà cruciale per la ripresa dell’industria del turismo».

Il passaporto vaccinale si farà, ma come sarà usato?

In generale le Capitali sono d’accordo con lo strumento, ma non su come arrivarci, né esattamente come e quando usarlo. Angela Merkel è ottimista sul fatto che un Green pass europeo diventi realtà entro l’estate. Secondo un sondaggio, circa il 60% dei tedeschi è favorevole. Emmanuel Macron è più cauto, dice che si sono questioni etiche che devono essere affrontate, così come Mark Rutte, che ritiene prematuro parlare di un regolamento.

Inoltre, c’è il pericolo che i Green pass diano troppa sicurezza. I vaccini proteggono, ma non è ancora chiaro quanto interrompano la trasmissione del virus, né quanto duri l’immunità, né se garantiscono una protezione completa da tutte le varianti. Per esempio, nonostante la vaccinazione di massa proceda senza intoppi, nel Regno Unito si va a caccia dei diffusori della temutissima variante brasiliana. Anche la durata dell’immunità delle persone guarite dal Covid-19 è ancora oggetto di studio.

Le implicazioni etiche del Green pass 

Gli Stati membri che fanno affidamento sul turismo sono spinti da motivazioni economiche e vogliono che il Green pass venga introdotto al più presto, senza fermarsi troppo sulle implicazioni etiche, giuridiche e politiche. Ma fintanto che il numero di persone vaccinate è ridotto, e l’accesso al vaccino limitato, un certificato del genere introdurrebbe il privilegio della vaccinazione: chi ha il Green pass potrebbe viaggiare liberamente, mentre gli altri sarebbero costretti a rinunciare a certe destinazioni. Tra i tanti, sarebbero penalizzati i più giovani (in fondo alla lista), così come le coppie con figli minori (non vaccinabili).

Uno scenario in cui potrebbero esserci persone con il Green pass che a giugno e luglio vanno in vacanza nei resort del Mediterraneo, mentre gli altri devono starsene a casa. C’è anche chi propone di consentire a chi può permetterselo – pagando – di vaccinarsi per conto suo. A quel punto l’accesso al vaccino diventerebbe davvero una questione di privilegio economico, oltre che di categoria. Dall’altro lato, c’è la necessità di alcuni Paesi e Regioni di salvare la stagione estiva del 2021 dopo aver perso quella del 2020. Trovare un compromesso sarà difficile. 

Il futuro del certificato vaccinale

Il portavoce di von der Leyen, Eric Mamer, commentando la proposta della presidente ha precisato: «il pass riguarderà lo spostamento tra una frontiera e un’altra, ma non quanto potrà essere fatto col pass all’interno dello Stato membro». Anche questo infatti è un punto controverso, in prospettiva il Green pass avrà un ruolo anche nelle vite di chi non vuole o deve viaggiare.

Israele ha da poco introdotto un free-pass che permette ai vaccinati di andare in palestre, cinema, eventi, hotel e altro. Il pass però esclude alcune persone: chi non vuole vaccinarsi per scelta, ma anche chi non può a causa di alcune patologie, le donne incinte, i minorenni. In questo caso il dilemma per gli europei è solo rimandato, ma non di molto. Dilemmi che accenderanno infinite discussioni, dato che che oltre al tempo libero, riguardano anche il lavoro, la vita privata, le relazioni personali e la salute pubblica. 

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