Covid, per Gimbe ci sono «segnali di rallentamento» del contagio. Cartabellotta: «Dopo Pasqua vedremo gli effetti delle misure»

Le terapie intensive restano sotto pressione. Le situazioni più critiche nelle Marche, in Lombardia, Emilia-Romagna e Umbria

Guardando l’andamento della pandemia di Coronavirus in Italia, la Fondazione Gimbe ha rilevato che negli ultimi 3-4 giorni sono apparsi «piccoli segnali di rallentamento» del contagio. A finire sotto la lente d’ingrandimento della Fondazione sono principalmente i dati nazionali relativi alla pressione ospedaliera che, a detta del presidente Nino Cartabellotta, «potrebbero rappresentare l’inizio degli effetti delle nuove misure restrittive, che saranno ben visibili dopo 2-3 settimane dalla loro introduzione».


«La terza ondata», a detta del presidente di Gimbe, si sarebbe «innestata» nella fase discendente della seconda, in cui si registravano «oltre 382mila casi attualmente positivi, 17.725 pazienti ricoverati in reparti di area medica e 2.082 in terapia intensiva». «In circa 4 settimane – osserva Cartabellotta – questi numeri sono schizzati rispettivamente a oltre 565mila, 27.061 e 3.387. Di conseguenza, nelle Regioni che hanno sperimentato una maggiore circolazione del virus si è presto arrivati ad una saturazione dei posti letto», così come evidenziato dall’ultimo report della Fondazione. 

Cartabellotta: «Il sovraccarico ospedaliero per Covid causa rinvii delle altre prestazioni non urgenti»

Difatti, secondo i dati disponibili al 20 marzo, le ospedalizzazioni per Covid superano a livello nazionale il livello di allerta del 40%, attestandosi al 41%. Nel dettaglio, le regioni in cui si registrano maggiori criticità sono Marche (64%), Piemonte (58%), Emilia Romagna (54%) e Lombardia (51%). Anche sul fronte delle terapie intensive si è superata la soglia critica del 30%, con una media nazionale di posti letti occupati attualmente pari al 37%. Tra le regioni e province autonome con un dato nettamente sopra la percentuale d’allerta del 30% troviamo le Marche e la Provincia Autonoma di Trento (58%), la Lombardia (56%), Emilia Romagna, Piemonte e Umbria (53%).

A tal proposito, Cartabellotta evidenzia come «questi livelli di sovraccarico, oltre a rendere più complessa l’assistenza dei pazienti Covid, aumentano lo stress di personale e servizi ospedalieri e impongono di rimandare interventi chirurgici e altre prestazioni non urgenti per pazienti non Covid». Insomma, la situazione è ancora altamente critica, anche se si iniziano a vedere dei piccoli segnali di miglioramento. Per vedere realmente l’effettivo impatto delle misure restrittive sarà necessario aspettare almeno dopo Pasqua.

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