I numeri in chiaro, Laurenti: «Troppo presto per dire che il picco è superato. Terapie intensive critiche, serve rigore fino a fine aprile»

Di fronte al dato dei 35mila medici non vaccinati, la professoressa d’Igiene dell’Università Cattolica di Roma non ha dubbi: «Tanti, troppi, e l’obbligo vaccinale a questo punto mi pare necessario per proteggere gli individui più fragili»

Venerdì 26 marzo il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro ha dichiarato che abbiamo «i primi segnali di stabilizzazione» nell’epidemia di Coronavirus. Effettivamente i dati di oggi297 vittime, tasso di positività al 7,2%, e 19.611 nuovi casi – sono molto simili a quelli di una settimana fa quando i decessi erano stati 300, i casi positivi 20.159 e il tasso di positività era al 7,3%. «Certamente è troppo presto per affermare di aver superato il picco – conferma Patrizia Laurenti, dottoressa e professoressa d’Igiene dell’Università Cattolica di Roma -. Quello che osserviamo – da un mese a questa parte – è una stabilizzazione del numero dei nuovi positivi. Per dire se siamo sul picco e siamo sul lato discendente della curva dobbiamo aspettare almeno un’altra settimana. Bisogna avere il tempo per osservare l’andamento di questi dati. Oggi certamente ancora non lo possiamo dire».


Terapie intensive ancora critiche

Il dato critico continua ad essere, oltre al tasso elevato di morti, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva. Oggi i nuovi ingressi giornalieri sono stati 217. «In 13 Regioni italiane le terapie intensive superano la soglia del 30%, così come in 10 Regioni italiane si supera la soglia del 40% di ricoveri in reparti ordinari per Covid. E questo certamente non è un dato in decremento. C’è un timidissimo segnale – ma non basta il dato di un giorno, soprattutto di una domenica – per dire che il trend sta cambiando in senso favorevole. La pressione sulle terapie intensive rimane alta, nonostante un lieve decremento degli ingressi oggi rispetto a ieri. Dobbiamo ancora aspettare un’intera settimana per confermare questa tendenza».

Prolungare le chiusure? «Meglio stringere i denti fino ad aprile»

Giusto quindi prolungare le restrizioni? «Pensare di allentare subito dopo Pasqua è un po’ azzardato al momento. Al momento i dati non ce lo consentono. Dobbiamo ancora aspettare una se non due settimane per vedere come andrà – dichiara Laurenti -. Al di là del dibattito tra chi vuole aprire e chi vuole chiudere, io direi di lasciare parlare i dati. Inequivocabilmente ci indicheranno la direzione da prendere, mantenendo sempre quel criterio di distinzione dei vari territori in relazione all’andamento dei vari parametri. Ma penso che sia più corretta una prospettiva di rigore ancora fino a fine aprile, piuttosto che far sperare in un allentamento che potrebbe ancora una volta riservarci delle sorprese sgradevoli. Io sono più per stringere i denti fino a fine aprile, piuttosto che allentare troppo presto e rischiare poi di pentirsene».

Vaccinazioni e immunità di gregge: «Non prima dell’estate»

Stringere i denti e vaccinare il più possibile. Il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri oggi ha detto che dopo Pasqua potremmo raggiungere circa 12 milioni di dosi somministrate. Un traguardo realistico? «Credo di no, se guardiamo i dati di oggi, c’è solo da sperare che ad aprile, maggio e giugno la situazione acceleri in modo significativo perché ad oggi – il 28 marzo – si sta per concludere il primo trimestre del 2021 e hanno completato la vaccinazione circa 3 milioni di italiani, solo il 5 per cento della popolazione – commenta Laurenti -. Ma io oso sperare che da aprile le cose cambieranno, sia in termini di efficienza dei centri vaccinali, sia in termini di disponibilità di vaccini, in particolare il vaccino monodose Johnson&Johnson».

Accelerare puntando all’immunità di gregge o cercando di coprire la fascia di popolazione più fragile? «È una questione di ordine di priorità – aggiunge Laurenti -. Certamente puntare a proteggere la popolazione più fragile è un imperativo per la salute pubblica, perché vuole dire ridurre malati gravi e morti. Ad oggi il primo obiettivo non può essere l’immunità di gregge, di quello potremmo parlare forse dopo l’estate». Nel frattempo sono circa 35 mila i medici che non si sono vaccinati. «Tanti, troppi, e l’obbligo vaccinale a questo punto – con questi numeri – mi pare necessario. Io avevo sperato in una consapevolezza e in un elevato grado di responsabilità da parte degli operatori sanitari, ma visto che non si è realizzato, è giusto intervenire con l’obbligo per proteggere gli individui più fragili».

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