I numeri in chiaro, Taliani: «Potremo tirare un sospiro di sollievo in estate, quando i casi giornalieri saranno meno di 10 mila»

E sullo stop di AstraZeneca agli under 60 da parte di Germania e Paesi Bassi, la professoressa di Malattie infettive dell’università La Sapienza di Roma si chiede: «Chi ha fatto la prima dose e deve fare la seconda, con quale vaccino la farà?»

È passato un mese dal primo Dpcm dell’era Draghi ma i decessi per Coronavirus e gli ingressi in terapia intensiva stentano a scendere. Sono 481 i decessi da ieri e 231 i nuovi ingressi in terapia intensiva. «Che ci sia una certa latenza tra l’implementazione dei meccanismi di controllo e la risposta della pandemia è un fatto accertato – dichiara a Open la professoressa di Malattie infettive dell’università La Sapienza di Roma GloriaTaliani -. Quindi il ritardo negli eventi migliorativi è attesa. Si comincia adesso a osservare un certo rallentamento, che riguarda soprattuto la percentuale di casi positivi giornalieri».


«Se noi consideriamo per esempio che il 12 marzo la variazione percentuale era nettamente positiva e c’era un incremento del 2,4% giornaliero rispetto alla settimana precedente – continua Taliani – adesso siamo scesi allo 0,9%. E ci sono stati anche dei momenti in cui è scesa al di sotto della positività: per esempio il 22 marzo era -1,5%. Dunque questo significa che la circolazione del virus è rallentata dalla messa in atto di meccanismi virtuosi. E bisogna dire che questo andamento in diminuzione non si vedeva dal 22 febbraio».

Non che la distribuzione dei casi sia uguale in tutto il Paese. «È come se tutta la parte orientale dell’Italia fosse più intensamente flagellata dal virus, rispetto a quella occidentale, ad eccezione della Campania, in modo particolare della provincia di Salerno – spiega Taliani -. C’è poi questo cluster rilevante che si osserva tra Torino, Aosta e Cuneo che massicciamente contribuisce al numero dei nuovi casi, e poi le province lombarde di Brescia, Mantova e Cremona. Per il resto guardando l’Italia e i suoi colori in termini di incidenza di nuovi casi settimanali, viene da dire che ci sia una sorta di concentrazione più evidente nella Pianura Padana e nella parte orientale della penisola».

Quando scenderà la curva?

Parole che confermano quanto riportato oggi dall’Istituto superiore di sanità nel suo report settimanale, che però ha sottolineato la situazione preoccupante nelle terapie intensive. «Da contraltare al rallentamento nei casi – aggiunge Taliani – c’è il fatto che i decessi sono in crescita. Il decorso della malattia può richiedere anche 4 settimane prima di concludersi con il decesso, se avviene. Considerando che le infezioni nuove giornaliere sono in leggero decremento, e presumibilmente questo decremento sarà sempre più evidente, possiamo immaginare che di qui a qualche settimana la curva dei decessi fletterà verso il basso».

Quando potremo tirare un sospiro di sollievo? «Se noi guardiamo al passato – risponde Taliani – i momenti in cui abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo sono sicuramente quelli in cui il numero dei casi giornalieri era sotto ai 10 mila. Però questi numeri coincidono tendenzialmente con il periodo estivo. L’anno scorso in assenza di misure di contenimento come quella vaccinale, l’andamento dell’epidemia nel periodo estivo è stato molto più blando. Quest’anno possiamo immaginare una sorta di combinato disposto tra i benefici meteorologici e l’implementazione delle vaccinazioni. Se veramente quel che si preannuncia è un’accelerazione nella campagna vaccinale per la fine di settembre o i primi di ottobre, i 52 milioni di italiani al di sopra dei 16 anni dovrebbero essere tutti coperti».

Le nuove sospensioni del vaccino AstraZeneca

Nel frattempo, oggi anche i Paesi Bassi hanno annunciato un nuovo stop in via precauzionale alle somministrazioni del vaccino AstraZeneca per gli under-60. «C’è sicuramente un’incomprensibile dilatazione del margine di sicurezza, che non tiene conto del fatto che, ragionando in termini di salute pubblica, quello che è fondamentale è il numero dei vaccinati – commenta Taliani -. Se noi abbiamo la certezza che su AstraZeneca sono stati vaccinati circa 23-24 milioni di persone e andiamo a cercare il dettaglio del singolo evento avverso, omettendo di proteggere centinaia di migliaia di persone dal contagio, facciamo qualcosa di molto poco saggio. Si tratta di un’atteggiamento schizofrenico: da una parte si sottolinea l’importanza di correre, dall’altra si interrompe la somministrazione dei vaccini. Apre inoltre una serie di domande a cui non è facile rispondere. Per esempio, chi ha fatto la prima dose di AstraZeneca in Germania e deve fare la seconda, con quale vaccino la farà?».

Leggi anche: