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Coronavirus, allarme da Berlino: «Situazione drammatica nelle terapie intensive, serve chiudere subito». In Brasile pazienti intubati svegli: «Mancano i sedativi»

Emergenza sempre più forte in Brasile e in Germania. Il ministro della salute tedesco chiede nuove restrizioni subito mentre in Brasile nel corso della prima settimana di aprile c’è stato il triplo dei morti rispetto alla prima ondata del luglio scorso. La situazione rischia di diventare drammatica

GERMANIA

AFP/THOMAS KIENZLE | Due agenti della polizia locale in Germania

L’allarme del ministro della Salute: «Servono nuove restrizioni subito»

La Germania corre ai ripari. I numeri continuano a salire e la situazione rischia di andare fuori controllo. Per questo motivo il ministro della Salute tedesco Jens Spahn, in conferenza stampa a Berlino, ha annunciato che presto saranno presi nuovi provvedimenti di contenimento della pandemia del Coronavirus. «I numeri sono troppo alti (29.426 i nuovi casi di contagio registrati in 24 ore, 294 i morti mentre l’incidenza settimanale è a 160,1 nuovi casi su 100mila abitanti, ndr) e salgono ancora. In terapia intensiva aumentano quotidianamente», ha detto. Insomma, non c’è più tempo da perdere.


«Non si può aspettare fino alla settimana prossima quando si approverà la legge sul freno di emergenza. Il tempo stringe e non possiamo aspettare. Servono nuove misure restrittive. I medici di terapia intensiva si aspettano 6 mila pazienti in quei reparti a fine mese», ha aggiunto. Per il presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler, bisogna «ridurre ulteriormente i contatti subito»: «La situazione nelle terapie intensive è drammatica». Secondo Wieler, bisogna ricorrere anche al «trasferimento dei pazienti, fra le regioni» per usare al meglio le risorse e le attrezzature a disposizione.


BRASILE

EPA/Fernando Bizerra | Un lustrascarpe lavora per strada a San Paolo, in Brasile

La variante brasiliana P1 sempre più aggressiva

La variante brasiliana P1 del Coronavirus, diventata dominante nel Paese, sta spingendo verso un drastico peggioramento della situazione pandemica in Brasile, dove tra il 4 e il 10 aprile sono state registrate 5.657 vittime, il triplo rispetto alla prima ondata dello scorso luglio. Nelle ultime 24 ore sono stati 3.459 i morti e 73.513 i contagi rilevati. Secondo uno studio dell’istituto di sanità pubblica Fiocruz sulle varianti circolanti in Brasile, la maggiore aggressività – rilevata nelle mutazioni recentemente scoperte – potrebbe rendere il virus più resistente ai vaccini.

Uno scenario che rischia di aggravarsi ulteriormente con il fronte ospedaliero in forte pressione, soprattutto a Rio de Janeiro, da dove arriva la testimonianza degli operatori sanitari che raccontano di aver dovuto intubare i pazienti ancora svegli e con le mani legate per carenza di sedativi. Al sito G1, un’infermiera dell’ospedale Albert Schweitzer di Realengo, nella parte orientale della città, ha fatto emergere lo stato d’emergenza del reparto, dove sono ricoverati 118 pazienti, di cui 40 in rianimazione: «Sono svegli – ha detto sotto anonimato l’infermiera – senza sedativi, intubati, con le mani legate al letto e ci implorano di non farli morire».

BELGIO

EPA/Frederic Sierakowski | Il premier belga Alexander De Croo

Il Belgio riapre bar e ristoranti all’aperto dall’8 maggio

Il governo belga ha fissato le prime riaperture delle attività commerciali a partire dal 26 aprile, dopo un mese di lockdown che, se da un lato ha ridotto i contagi giornalieri, dall’altro non sembra aver portato la pressione ospedaliera sotto i livelli di guardia, secondo il Guardian. I casi giornalieri sono scesi a quota 3mila al giorno, dimezzati rispetto al picco dello scorso marzo. Sulla base di questi miglioramenti, il premier belga Alexander De Croo ha annunciato che da lunedì 19 aprile riapriranno tutte le scuole, nel giorno in cui finirà anche il divieto per i viaggi non essenziali all’estero. Dal 26 aprile i belgi potranno tornare dal parrucchiere e in tutti gli altri negozi mentre dall’8 maggio riapriranno anche le palestre fino a 25 persone, oltre che i bar e i ristoranti per il solo servizio all’aperto.

Foto in copertina: EPA/OMER MESSINGER

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