Il Consiglio dei ministri approva il Def: 40 miliardi di scostamento. Le stime del governo sul Pil: +4,5% nel 2021

La richiesta di extra-indebitamento dovrà ora essere autorizzata dal parlamento. Per il 2021 il deficit vola all’11,8% del Pil dal 9,5% del 2020

Uno scostamento di 40 miliardi di euro, circa 30 per attivare una linea di finanziamento complementare al Recovery Plan, allo scopo di dare una spinta aggiuntiva all’economia e con l’obiettivo di riportare tra quattro anni, ovvero nel 2025, il deficit sotto il 3% del Pil. La nuova richiesta di extra-indebitamento è stata messa a punto dal governo Draghi assieme al Def, il Documento di economia e finanza, e lo scostamento di bilancio, che ha ricevuto il via libera in Consiglio dei ministri, dovrà ora essere autorizzato dal parlamento. Il deficit previsto per il 2021 sale così all’11,8% del Pil dal 9,5% del 2020, anche a causa del rallentamento della crescita economica dovuto alla pandemia, ma soprattutto per le richieste di ulteriore indebitamento che si sono succedute finora. Dall’inizio di quest’anno, infatti, è stata già autorizzata una prima tranche da 32 miliardi, che si è tradotta nel decreto Sostegni. Ora il governo si appresta a chiederne un’altra, di importo superiore.


Le stime economiche del governo

Secondo le stime dell’esecutivo, nel 2021 la crescita del Pil programmatico arriverà al 4,5%. Nel 2022 il Pil crescerebbe del 4,8%, per poi salire del 2,6% nel 2023 e dell’1,8% nel 2024 – tassi di incremento mai sperimentati nell’ultimo decennio. Il rapporto deficit/Pil, calcolato come detto sopra all’11,8% nel 2021, scenderà al 5,9% nel 2022, al 4,3% nel 2023 e al 3,4% nel 2024. A partire dal 2025, il rapporto deficit/Pil tornerà a scendere sotto il 3%, nei limiti attualmente previsti dal Patto di stabilità. Il rapporto debito/Pil è stimato invece al 159,8% nel 2021, per poi diminuire al 156,3% nel 2022, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024.

Lo scenario tendenziale descritto nel Def si basa sull’aspettativa che dopo l’estate le misure di contrasto all’epidemia di Coronavirus avranno «un impatto moderato e decrescente nel tempo sulle attività economiche». Entro ottobre si prevede di raggiungere il target dell’80% della popolazione vaccinata e si attendono «sviluppi positivi» sul fronte delle terapie con gli anticorpi monoclonali. Tuttavia, in caso di «limitata efficacia dei vaccini contro le varianti Covid», il governo prevede per il 2021 una crescita al 2,7% e per il 2022 al 2,6%.

Sostegni per imprese e lavoratori autonomi

Nella premessa al Def il ministro dell’Economia, Daniele Franco, scrive che il nuovo decreto Sostegni «avrà come destinatario principale i lavoratori autonomi e le imprese». Le risorse verranno concentrate «sul rafforzamento della resilienza delle aziende più impattate dalle chiusure, la disponibilità di credito e la patrimonializzazione». Il decreto da 40 miliardi «vedrà la luce entro fine aprile» e i sostegni a partite Iva e imprese rappresentano più del 50% della somma complessiva. I contributi potranno essere utilizzati per la copertura dei costi fissi, sia con sgravi di imposta, sia con la copertura della quota fissa delle bollette e di parte dei canoni di locazione tramite il credito d’imposta.

Sgravi fiscali sui mutui dei giovani

Il decreto, inoltre, prorogherà le indennità a favore dei lavoratori stagionali e introdurrà nuove misure a favore dei giovani, ad esempio «uno sgravio fiscale sull’accensione dei mutui per l’acquisto della prima casa». Risorse aggiuntive saranno infine destinate agli enti territoriali affinché possano continuare «le politiche di sostegno alle fasce più deboli, sostenere i trasporti locali e mantenere sgravi fiscali quali la sospensione dell’imposta di soggiorno».

Riforma fiscale in arrivo nella seconda metà del 2021

Franco scrive anche che il Fisco sarà oggetto di un’articolata revisione. La riforma fiscale, da definire nella seconda metà del 2021, «affronterà il complesso del prelievo, a partire dall’imposizione personale; sarà collegata anche agli sviluppi a livello europeo e globale su temi quali le imposte ambientali e la tassazione delle multinazionali; saranno inoltre riformati i meccanismi di riscossione».

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