Salone del mobile nel caos. Il sindaco Sala agli espositori: «Altre città pronte a ospitare l’evento al posto di Milano»

Doveva essere l’evento simbolo della ripartenza di Milano, ma il presidente Luti si è dimesso, denunciando la volontà di molte aziende di rinunciare alla fiera prevista per settembre

Le dimissioni di Claudio Luti da presidente del Salone del mobile scuotono Milano. Il patron della Kartell se n’è andato con amarezza, denunciando «la volontà da parte delle aziende di rinunciare a partecipare» all’evento in programma da 5 al 10 settembre, «rendendo difficoltoso dar vita a una manifestazione di qualità». Anche i grandi marchi sembrano intenzionati a sfilarsi e quindi l’edizione che doveva essere il simbolo della ripartenza della città, e del comparto fieristico italiano travolti dal Coronavirus, rischia di saltare per il secondo anno consecutivo.


Federlegno Arredo Eventi si è affrettata a far sapere che al momento non è stata ancora assunta alcuna decisione e che tutto dipenderà dalle valutazioni del consiglio di amministrazione, che si riunirà nei prossimi giorni. Ma nel frattempo è intervenuto con un video su Facebook il sindaco di Milano, Beppe Sala, sventolando una lettera ricevuta «giusto ieri» dal Quirinale. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha infatti confermato di essere pronto a partecipare all’inaugurazione del Salone del mobile il prossimo 5 settembre. Salone che però «è in bilico per la percepita indisponibilità di una parte degli espositori a esserci», soprattutto quelli brianzoli.

Sala si è rivolto agli operatori che spingono per un rinvio dell’evento, temendo soprattutto il calo di presenze dall’estero: «Se il dubbio è che il loro investimento non avrà il ritorno degli anni precedenti, non è un dubbio, lo so bene anch’io. Però sono mesi che stiamo lavorando per mettervi in condizione di partecipare. Capisco che in questa fase tutti avete pagato le conseguenze della pandemia, ma decisamente meno di altri. Ci sono categorie come i ristoratori, gli albergatori, chi si occupa di comunicazione e molti altri che hanno bisogno di lavorare».

Quindi il monito a fare attenzione, perché non è detto che il Salone del mobile sia destinato a rimanere a Milano sempre e comunque: «In questi momenti le comunità si stringono e non esiste un tema di debiti o crediti, esiste il tema della generosità. E stiamo attenti, perché non è così scontato che non ci siano altre città europee che in queste difficoltà possano inserirsi e possano reclamare un ruolo importante nel design. Cosa che da sindaco di Milano io non posso permettere, per cui rifletteteci». Tra le città europee che potrebbero “soffiare” l’evento a Milano ci sono infatti Londra, Vienna e Stoccolma.

Un altro rischio è quello di scatenare un guerra tra imprese nazionali. Maurizio Naro, presidente di Federalberghi, in un’intervista con il Corriere della Sera ha parlato apertamente di ritorsioni nel caso in cui il Salone del mobile dovesse saltare: «Non sceglieremmo certo, per forniture e ristrutturazioni, i prodotti provenienti da aziende che hanno voluto il rinvio del Salone». Le conseguenze per il comparto alberghiero, già in forte sofferenza, sarebbero «molto gravi». A Milano al momento ci sono soltanto «50 hotel aperti con una percentuale di occupazione delle camere che non supera il 15%», ma con prenotazioni «già registrate» in vista del Salone di settembre.

Foto di copertina: Ansa / Daniel Dal Zennaro | Un lavoratore pulisce dalla pioggia un’installazione del Fuori Salone all’Università Statale di Milano durante la Design Week andata in scena ad aprile del 2019, prima della pandemia di Coronavirus

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