Cosa ci dice, al di là delle indagini, la notte maledetta di Grillo Jr e dei suoi amici

Tra i giovani emergono segnali di sensibilizzazione rispetto al tema delle diverse forme di violenza sessuale sulle donne. Ma per difendersi dal rischio di abusi, come vittime o come carnefici, è fondamentale una corretta informazione che ancora manca nelle scuole

Se Ciro Grillo e i suoi amici Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria verranno rinviati a giudizio con l’accusa di stupro di gruppo, soltanto il processo potrà stabilire la loro colpevolezza oppure la loro innocenza. Ma al di là della verità giudiziaria e delle implicazioni politiche e mediatiche dell’intera vicenda, i fatti impongono una riflessione più generale: come può accadere che quattro ragazzi appena maggiorenni, in vacanza nel posto più lussuoso della Costa Smeralda, vadano nel posto più ricco, il Billionaire di Flavio Briatore, conoscano due ragazze e le portino nella villa di uno di loro, e poi le usino come gingillo per un festino goliardico-sessuale in cui si fotografano e si filmano tra di loro? In altre parole: qual è il contesto culturale che rende possibile un comportamento del genere, e quanto può essere diffusa oggi questa cultura nella nostra società, tra i ragazzi di quell’età?


Gli studi di genere definiscono in senso lato la cultura dello stupro come un complesso di idee che incoraggia l’aggressività sessuale maschile. Alla base ci sono misoginia e machismo, di cui la donna è l’obiettivo centrale. Ma a sua volta soltanto una società in cui la violenza è percepita come sexy, e la sessualità come violenta, può consentire a una cultura del genere di tradursi in comportamenti concreti e/o in veri e propri reati, senza con questo voler stabilire alcun tipo di “determinismo” che faccia venir meno la responsabilità individuale dei singoli. Le statistiche dicono inoltre che il fattore dell’età anagrafica è tutt’altro che trascurabile. Lo stupro di gruppo, infatti, è più frequente in quelle fasce d’età dove il senso d’appartenenza ha una forte importanza sia in termini di reputazione, sia in termini di accettazione.

A un’idea distorta della mascolinità corrisponde un’idea distorta della femminilità, che fa della donna una preda comune e un oggetto di sfogo. La ragazza di turno merita disprezzo, di essere trattata come una cosa, di essere ripresa e fotografata senza riguardi per la sua nudità, i suoi sentimenti e in definitiva per la sua umanità, quindi di essere abusata. Questa spaventosa pulsione può essere amplificata da una parte dall’uso di alcol e droghe, dall’altra dal semplice fatto di essere in gruppo, perché è dimostrato che la moralità individuale tende in questo caso a dissolversi e il livello di controllo che ciascuno è in grado di esercitare su di sé si riduce sensibilmente.

A novembre del 2020, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Ipsos ha condotto un’indagine per conto di Save The Children, con l’obiettivo di accendere un faro sulla percezione degli stereotipi di genere nelle opinioni e nei comportamenti degli adolescenti in Italia. Il campione era composto da ragazze e ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Il 70% delle adolescenti ha dichiarato di aver subito molestie in luoghi pubblici e apprezzamenti sessuali, mentre il 39% dei ragazzi e delle ragazze è risultato esposto online a contenuti che giustificano la violenza contro le donne, con una forbice che va dal 31% dei maschi al 48% delle femmine. Tra le ragazze, il 41% ha dichiarato di aver visto postare dai propri contatti social – dunque dalla cerchia di amici e conoscenti – contenuti che l’hanno fatta sentire offesa, oppure umiliata come donna.

Numeri preoccupanti, ma ce ne sono anche altri. Solo il 16% dei ragazzi, infatti, si è detto d’accordo o molto d’accordo con l’affermazione secondo cui «una ragazza che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe in parte è responsabile». Ma il 21% ritiene che «le ragazze possono contribuire a provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire e/o di comportarsi». E il 75% pensa che «una ragazza può sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole». Per contro, di fronte a vere e proprie molestie o ad apprezzamenti sessuali sgradevoli come fischi per strada e battute volgari, solo il 36% delle ragazze ha detto di aver reagito in modo deciso per far capire che quel comportamento non era gradito. Il 58% ha fatto finta di niente perché aveva paura della reazione (29%), perché si vergognava (21%) o perché in fondo non reputa così grave quel tipo di comportamento (8%).

Insomma: se tra gli adolescenti italiani emerge qualche segnale di sensibilizzazione rispetto al tema delle diverse forme di violenza sessuale sulle donne, è chiaro che le criticità su cui lavorare sono ancora tante. Innanzitutto in famiglia. Ma lì dove la famiglia non arriva, a prescindere dalle sue condizioni sociali ed economiche, quale altra possibilità hanno i ragazzi di essere correttamente educati sotto questo punto di vista e di maturare una cultura del rispetto che si opponga a quella dello stupro? Il ministero dell’Istruzione continua a opporsi all’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole. I contrari dicono in genere che sarebbe uno stimolo a praticare la sessualità in età molto precoce. Ma una posizione simile non tiene conto del fatto che essere correttamente informati renderebbe i giovani capaci di fare scelte più consapevoli. E anche di sviluppare le competenze necessarie per difendersi dal rischio di abusi, come vittime o come carnefici.

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