Miguel Diaz-Canel è il nuovo leader del Partito comunista. Così a Cuba finisce l’era dei Castro

Il fratello del defunto Fidel, dopo essersi dimesso dalla presidenza nel 2018, ha lasciato anche la guida del partito

Si è concluso venerdì 17 aprile l’ottavo congresso del Partito comunista cubano (Pcc). Nei quattro giorni di lavori, Cuba ha aperto una nuova “rivoluzione”. Dopo più di sessant’anni non ci sarà un Castro a guidare il Paese. Raul, fratello del defunto Fidel, padre della Revolución cubana, ha abbandonato definitivamente l’incarico di leader del Pcc. L’ultimo Castro ha chiesto che il Paese continui a definire cambiamenti e innovazioni all’interno del socialismo. Un futuro che dovrà avere «come ingredienti perentori lo sviluppo dell’economia nazionale, la lotta per la pace e la fermezza ideologica».


Castro ha anche aggiunto che è essenziale una «continuità nell’unità con la rinnovata leadership nazionale, accettando le necessarie innovazioni, senza “rompere” però la coesione politica». Questo processo di unità, ma con una leadership rinnovata, ha visto anche la sostituzione di Castro alla guida del Pcc con Miguel Diaz-Canel. Nato nel 1960, Diaz-Canel ha passato tre anni nell’esercito, ma – come scrive la Cnn – «si tratta di un burocrate che usa la matita piuttosto che un rivoluzionario in uniforme verde oliva».


Il sistema burocratico costruito dai castro influenzerà il presente e il futuro della politica e della società cubana

Diaz-Canel aveva già assunto la presidenza nel 2018, quando Raul Castro aveva lasciato l’incarico, rimanendo però ai vertici del partito. Nei suoi anni al potere, a seguito della morte del fratello, avvenuta nel 2016, Raul aveva implementato diverse riforme per limitare a 2 mandati di cinque anni la permanenza in carica del presidente. Tuttavia, secondo diversi analisti, nonostante Cuba non sia più guidata dai Castro, il sistema burocratico che hanno costruito continuerà a esercitare una forte influenza sul presente e il futuro della politica e della società cubana.

Gli ultimi anni dell’Isola sono stati caratterizzati prima da una distensione con gli Stati Uniti, sotto la presidenza Obama, che aveva allentato parte dell’embargo in vigore da mezzo secolo a Cuba, e poi dal pugno duro di Trump. Il predecessore di Biden aveva di nuovo aggravato i rapporti tra i due Paesi, imponendo pesanti sanzioni al Paese. Sanzioni che, con l’arrivo della pandemia da Coronavirus, hanno portato Cuba a investire su una produzione nazionale di vaccini. Una scelta che sembra aver premiato il Paese visto che, secondo le stime, sarà in grado di produrre vaccini sufficienti sia per immunizzare l’intera popolazione che per l’esportazione.

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