Il coprifuoco ha le ore contate? L’esperto che inventò il pass sanitario Ue: «Se proprio dobbiamo tenerlo, spostiamolo a mezzanotte»

Walter Pasini: «la misura non è supportata da prove scientifiche sull’orario. Esistono protocolli per le riaperture. Si aumentino i controlli per evitare assembramenti»

Il coprifuoco è una questione politica. Ieri il governo Draghi «sulla base dell’andamento del quadro epidemiologico della pandemia di Coronavirus, oltre che dell’avanzamento della campagna vaccinale» ha deciso che rivedrà a maggio «l’aggiornamento delle decisioni prese» sulle riaperture nell’ultimo decreto Covid, «anche rivedendo i limiti temporali di lavoro e spostamento», ossia il coprifuoco. Una scelta che ha soddisfatto le richieste Italia Viva, Forza Italia e la Lega. Meno quelle di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni, che ha chiesto «l’abolizione immediata» della misura.


Ma questo coprifuoco trova ragion d’essere nei dati scientifici? Secondo Walter Pasini, ideatore del passaporto sanitario europeo ed esperto di Medicina del turismo, la misura «non è supportata da prove scientifiche sull’orario» ed è «una decisione politica basata sul parere del Cts». A detta di Pasini «il limite delle 22 è una contraddizione» e sarebbe preferibile «prorogarlo alle 24». «Con il rientro a mezzanotte si fa davvero ripartire l’economia – spiega Pasini in un’intervista a Quotidiano Nazionale -, intanto si monitora la situazione dei contagi, dei ricoveri e delle vaccinazioni». 


Già, l’economia. Le categorie potenzialmente più colpite da questa misura sono quelle dei ristoratori, dei bar, dei pub, dei cinema, teatri e sale concerto. Si teme che con la proroga del coprifuoco si creino assembramenti e dunque le possibilità di contagio. Ma in tal senso, ribadisce Pasini, «sono stati creati appositi protocolli anti-contagio» per queste attività, mentre si rende necessario «aumentare i controlli per evitare il rischio di assembramenti e consentire alle altre persone di tornare alla vita». 

Abrignani (Cts): «Prorogare il coprifuoco significa dare modo al virus di circolare di più»

Che il coprifuoco sia una decisione politica era già stato ribadito dal professor Sergio Abrignani, immunologo dell’università Statale di Milano e membro del Cts: «Non c’è nessun dato scientifico su cosa voglia dire un’ora in più aperti o un’ora chiusi. Non esiste, come nel 99% delle cose che ci hanno interessato di questa pandemia e che sono state decise sulla base di supposizioni scientifiche, sempre con la tendenza alla mitigazione del rischio».

La questione è infatti quella di mitigare, limitando le occasioni di contatto, e dunque contagio. E il coprifuoco costituisce una misura di mitigazione, perché «allungare di un’ora significa dare milioni di chance in più al virus di circolare». Tuttavia «il Cts si limita a dare pareri basati sui dati e non decide nulla», ha ribadito Abrignani. Anche perché, anche sul coprifuoco, di «dati scientifici assoluti in questa pandemia non ce ne sono» e se da un lato le riaperture costituiscono un giusto tentativo di riaprire, dall’altro tutto ciò che resta possibile fare è quello di «mitigare il rischio».

Foto in copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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