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Sputnik V è più sicuro di Pfizer? Il confronto scorretto della propaganda russa con gli altri vaccini anti Covid

Sembra di leggere un’analisi dei NoVax, ma serve solo per sostenere che il vaccino russo sia più sicuro rispetto agli altri

Il 23 marzo 2021 l’account Twitter ufficiale di Sputnik V, il vaccino anti Covid19 promosso dalla Russia di Vladimir Putin, ha diffuso un’infografica a sostegno della sicurezza del prodotto confrontandolo con quelli di Pfizer, Moderna, AstraZeneca e di Johnson & Johnson. Il documento non è assolutamente scientifico e al suo interno vengono riportati tutti i dati per comprendere quanto non sia affatto affidabile.

L’obiettivo di tale comunicazione è di tipo propagandistico, utile a presentare all’opinione pubblica il proprio prodotto come il più sicuro rispetto agli altri. Per farlo sono stati usati, su stessa ammissione, dei dati viziati da diversi elementi non provati e conteggiando decessi che non riguardano affatto i vaccini.

Per chi ha fretta

  • Vengono messi a confronto 5 vaccini utilizzati in 13 Paesi del mondo, ma solo 2 di questi hanno somministrato Sputnik V.
  • I dati della farmacovigilanza di uno dei due Paesi, quello con maggior dosi somministrate, hanno un problema di trasparenza: la Russia.
  • Nel conteggio dei decessi vengono inseriti anche quelli che non riguardano i vaccini e quelli Covid19.
  • I dati vengono prelevati dalla farmacovigilanza dei diversi Paesi, ma questi non sono affatto verificati in quanto raccolgono le segnalazioni di sospette reazioni da vaccino anche da fonti anonime,
  • Viene fatto un confronto tra 5 vaccini che vengono somministrati singolarmente in maniera diversa e a diverse fasce di età, senza considerare il tempo trascorso tra le somministrazioni e il decesso.

Il limite dei Paesi selezionati

Ecco l’infografica pubblicata dall’account ufficiale di Sputnik V, nella quale affermano che vi siano stati più decessi a seguito della somministrazione dei vaccini a mRNA rispetto a quelli di AstraZeneca.

Per presentare il paragone sono stati utilizzati i dati forniti dai database pubblici di 13 Paesi del mondo: India, Brasile, Argentina, Chile, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Austria, Italia, Norvegia, Danimarca e ovviamente Russia. Qui abbiamo già un primo problema: in molti di questi non viene affatto somministrato il vaccino russo, mentre i Paesi dove verrebbe utilizzato, come riportato nell’elenco aggiornato al 12 aprile 2021, sono: India, Argentina e ovviamente Russia. L’india, tuttavia, non risulta utile al conteggio per quanto riguarda il vaccino russo siccome l’arrivo del primo lotto è previsto per il primo maggio 2021:

La maggior parte dei dati relativi al vaccino Sputnik V provengono per lo più dalla stessa Russia, dove attualmente sono state vaccinate con almeno una dose (non si sa se con Sputnik o EpiVacCorona o degli altri vaccini russi autorizzati nel Paese) 11,9 milioni di persone (l’8,17% della popolazione) e 7,1 milioni con due (il 4,91%). Segue l’Argentina che, secondo i dati pubblici, attualmente risulta aver somministrato una dose del vaccino russo a 3,4 milioni di persone contro le due dosi somministrate a circa 822 mila argentini.

La tabella

Il paragone viene illustrato attraverso una tabella con 5 prodotti, incluso Sputnik V, dove si prendono in considerazione i decessi registrati tra coloro che hanno ricevuto almeno una dose del vaccino per 1 milione di dosi somministrate. Nella prima colonna della tabella vengono indicate le medie dei tassi di mortalità per i 13 Paesi presi in considerazione, nella seconda la media ponderata per numero di dosi somministrate.

Quali decessi?

C’è un dato che non convince, ossia quello del numero dei decessi. Leggiamo quanto riportato nelle righe in piccolo in basso a destra dell’infografica: «Data includes all reported deaths (with and without vaccine SAE trigger suspicion), including caused by COVID-19».

Insomma, per sostenere che il vaccino Sputnik V sia più sicuro rispetto ad altri sono stati aggiunti nei calcoli anche i deceduti non associati ai vaccini.

Non solo, vengono riportati anche i decessi Covid19. Questi, di fatto, non andavano inseriti nel conteggio per due semplici motivi: una persona potrebbe essere già infetta e in stato asintomatico al momento della somministrazione della prima di due dosi dei vaccini in uso (escluso quello di J&J che è monodose), inoltre una sola dose di uno dei vaccini in uso non garantisce sempre una protezione dalla forma grave della malattia.

La falla delle fonti

I dati recuperati dai responsabili della comunicazione di Sputnik V per fare il confronto sono quelli “pubblici” della farmacovigilanza dei 13 Paesi presi in esame. Risulta difficile verificare i dati del tredicesimo in elenco, cioè quelli della Russia per i quali non sappiamo molto se non qualche documento diffuso da un whistleblower. Lo abbiamo spiegato più volte a Open (ad esempio qui, qui e qui), i database pubblici non confermano in alcun modo un nesso tra vaccinazioni e reazioni, così come anche per i decessi. All’interno dei dati raccolti vengono incluse anche le segnalazioni anonime e prive di qualunque minimo fondamento medico scientifico, per questo motivo vengono definite «sospette» reazioni.

C’è da dire che, nelle righe in piccolo in basso a destra dell’infografica, Sputnik riporta che «finora non è stato trovato alcun legame chiaro tra vaccinazioni e decessi», un’informazione che di fatto smonta tutta la propaganda dei tweet pubblicati a sostegno del vaccino Russo e contro i “concorrenti”.

Superficialità

La tabella ideata dai comunicatori di Sputnik V è estremamente superficiale, oltre che viziata da dati non concreti. Non vengono considerati diversi fattori, come l’età delle persone che ricevono vaccini specifici e il tempo trascorso dalla vaccinazione al decesso.

Non è affatto una novità, alcuni prodotti vengono somministrati a persone al di sopra o al di sotto di una certa età, risultando di fatto difficile confrontare il prodotto 1 somministrato a un 50enne con il prodotto 2 somministrato a un 90enne. Stiamo confrontando due prodotti e due età con diverse probabilità di morire anche per la sola causa naturale. Se un 90enne riceve il vaccino e muore il mese successivo, questo potrebbe essere segnalato alla farmacovigilanza del suo Paese essendo stato vaccinato per poi scoprire che la colpa era solo di “Madre Natura” (o per altre patologie) e non del vaccino.

Non essendoci un nesso tra vaccino e decesso, come ammesso dalla stessa infografica di Sputnik V, una segnalazione di sospetta reazione pervenuta a un’organo di farmacovigilanza potrebbe essere giunta uno o due mesi dopo la somministrazione stessa. Il vaccino Sputnik, rispetto ad altri, viene somministrato da più tempo e con un numero estremamente maggiore di persone.

Conclusioni

Un’infografica molto superficiale, basata su fonti non attendibili e conteggiando dati che non servono all’analisi se non per gonfiarne i numeri. Un confronto tra vaccini dove non viene considerata la tipologia di somministrazione, le persone coinvolte e le tempistiche. Il risultato fornito dalla comunicazione dell’account ufficiale di Sputnik V non è da considerarsi “scientifico”, basato su metodi simili a quelli utilizzati negli ambienti No Vax (soprattutto sul tema delle “reazioni avverse”) per sostenere che il proprio prodotto sia più sicuro degli altri.

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