La telefonata a Fedez dopo che il suo testo è finito nelle mani della Lega? Il cantante: «Rai vergognosa, con l’audio integrale si sono dati la zappa sui piedi»

Il cantante nella notte tra venerdì e sabato chiama il segretario della Cgil Landini per sapere se esista un regolamento che gli vieti di dire quello che ha scritto nel suo intervento

«Meno male che ho registrato la telefonata e non pensavo di dover arrivare fino a questo punto, ma evidentemente non c’è limite alla vergogna». I riflettori rimangono puntati ancora su Fedez. Nonostante sul palco del Primo Maggio, sabato, si siano esibiti circa 40 artisti, da 48 ore non si fa che parlare solo di lui. La telefonata cui fa riferimento è quella avvenuta poco prima dell’esibizione con il direttore artistico del Concertone, Massimo Bonelli e la vicedirettrice di Raitre Ilaria Capitani. «Mi vogliono far passare per bugiardo», dice. «Non solo è vero che mi hanno chiesto di non fare i nomi dei politici leghisti ma sono sicuro che sia successo anche ad altri».


La vicenda

Tutto ha inizio quando dalla Rai e dall’organizzazione del Concertone chiedono al cantante di visionare preventivamente il testo dell’intervento che farà sul palco. Nelle parole del cantante, prima l’attacco a Draghi sul blocco delle attività per i lavoratori dello spettacolo, e poi una lunga digressione sulla legge Zan, con riferimenti espliciti a dichiarazioni pubbliche da parte di esponenti leghisti. Secondo un retroscena su Repubblica, il testo sarebbe stato noto a tanti, compreso qualche dirigente della Lega. «Fedez ne è convinto e con buona ragione, data la ricostruzione degli orari delle “reazioni preventive” consegnate ai social e alla stampa da Salvini e da altri rappresentanti della Lega ben prima della diretta di Rai Tre, con precisi riferimenti al testo, come quello che riguarda il Vaticano».

Il video diffuso da Fedez della telefonata con la vicedirettrice di Rai3, Ilaria Capitani, e il direttore artistico del Concertone, Massimo Bonelli

In quel momento, scatta la telefonata, che dovrebbe essere di chiarimento e invece si trasforma in una lite furiosa da parte di Fedez. Un colloquio registrato sia dall’artista ma anche, sempre stando a quanto ricostruito da Repubblica, dai dirigenti Rai, visto che c’è una registrazione della stessa telefonata anche dal loro capo del telefono. Qualcuno poi gli dice che le difficoltà a poter concedere l’ok al discorso derivano dall’esistenza di un regolamento del sindacato: non si possono portare istanze di questo genere su quel palco. Fedez non si accontenta e chiama direttamente il segretario della Cgil Maurizio Landini, alle 3 di notte tra venerdì e sabato: lui gli dirà che quel regolamento non esiste.

La telefonata

«Le asserzioni che riporto nel mio testo sono consiglieri leghisti che dicono “se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno”», esplode Fedez. «Le sto chiedendo di adeguarsi a un sistema – si sente dell’altro capo del telefono – Tutte le citazioni che lei fa con nomi e cognomi non possono essere citate. Questo non è il contesto corretto». Fedez replica: «Chi lo stabilisce? Io dico quello che voglio sul palco. Nel mio testo non c’è turpiloquio, sono imbarazzo per voi». «Io ritengo inopportuno il contesto», gli dice a quel punto la vicedirettrice Capitani. «Ma io faccio quello che voglio visto che non c’è contesto di censura», sbotta lui che poi conclude: «Nel vostro futuro i diritti civili sono contemplati sì o no?».

La parte mancante della telefonata

Ieri, 2 maggio, dopo le accuse da parte della Rai di aver manipolato il colloquio al telefono, è spuntata la trascrizione di una parte della telefonata che, con il montaggio fatto da Fedez, non risulta. Frasi che, come ha spiegato il contante in un’intervista a La Stampa, non fanno che avvalorare la sua versione dei fatti. «Nella parte che hanno pubblicato loro si danno la zappa sui piedi da soli».

«Mi scusi Fedez, sono Ilaria Capitani, vicedirettrice di Rai3, la Rai non ha proprio alcuna censura da fare. Nel senso che la Rai fa un acquisto di diritti e ripresa, quindi la Rai non è responsabile né della sua presenza, ci mancherebbe altro, né di quello che lei dirà.» E infine: «Ci tengo a sottolinearle che la Rai non ha assolutamente una censura, ok? Non è questo [?] Dopodiché io ritengo inopportuno il contesto, ma questa è una cosa sua.».

«Io chiedo: “ma allora posso dire quello che voglio?” – dice Fedez – E la dirigente Rai mi risponde “no, no, no”. A quel punto chiedo se posso dire delle cose che per lei sono inopportune ma che per me sono opportune, non hanno turpiloqui o bestemmie e riportano semplicemente i fatti: quel silenzio assordante che si sente di risposta dice davvero tutto».

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