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Minoranze, religione, gender: esistono limiti alla comicità? Rispondono Federica Cacciola, Riccardo Pirrone e Daniele Fabbri – Il video

Il dialogo contestato del duo comico durante la trasmissione «Felicissima sera» è solo l’ultimo esempio di un settore – quello della risata – sempre più legato ai cambiamenti sociali. Ne abbiamo discusso con tre giovani comici

Due giorni fa hanno detto che non si sarebbero scusati, in barba a tutti quelli che li hanno criticati. Il duo comico formato da Pio e Amedeo la scorsa settimana aveva scandalizzato il pubblico italiano. Durante Felicissima sera, il programma andato in scena su Canale 5, avevano recitato un discorso contro il politicamente corretto, prendendo di mira le minoranze come gay e neri.


Il problema non è l’uso delle parole ma l’intenzione, va condannata la cattiveria. Se dici “i neri devono stare a casa loro” è peggio di “neg*o, ti vengo a prendere e ci mangiamo una cosa insieme”. Il problema qual è? La G in mezzo? Non basta la G al centro per lavare le coscienze dei cretini. Bisogna combatterli con le stesse armi. Quando vi chiamano “neg*o” ridetegli in faccia, disarmateli così.


Abbiamo chiesto a Federica Cacciola, in arte Martina Dell’Ombra, che ha fatto del politicamente scorretto la sua cifra, se la comicità possa e debba avere dei limiti, e se scriverebbe mai a un dialogo come quello di Pio e Amedeo. Daniele Fabbri, comico e sceneggiatore, ci ha parlato di «empatia» e di cosa significhi davvero parlare di minoranze, specificando come la comicità non possa essere una sorta di carta di «immunità per autoassolversi». Per Riccardo Pirrone, social media manager dell’ormai celebre agenzia funebre Taffo, puoi scherzare sulle minoranze «solo se ne comprendi veramente le difficoltà». E, in ogni caso, «la comicità non ha dei limiti. Tutto dipende da come ti esprimi e perché».

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