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Esplosione a Gubbio, una delle due vittime aveva 19 anni e lavorava con un contratto a chiamata

La procura di Perugia intanto ha aperto un fascicolo in cui si ipotizza anche il reato di disastro colposo

Emergono nuovi dettagli sulla tragedia di Gubbio – l’esplosione nella fabbrica di cannabis light – in cui ieri, 7 maggio, hanno perso la vita due persone, e tre – di cui una in modo grave – sono rimaste ferite. Una delle vittime, Samuel Cuffaro, eugubino di 19 anni, è rimasto coinvolto quasi per caso nella deflagrazione. Il giovane, infatti, lavorava sì per la ditta impegnata nella produzione della cannabis, ma operava al piano sottostante a quello interessato dallo scoppio. Si occupava del lavaggio della materia prima, al pianterreno, mentre l’esplosione è avvenuta al primo piano, dove le infiorescenze di canapa venivano sottoposte ai trattamenti chimici necessari per abbassarne il principio attivo.


I solventi, di varia natura, utilizzati per il processo chimico sarebbero alla base dell’esplosione. Cuffaro era stato chiamato proprio in quel momento al primo piano per sistemare delle scaffalature metalliche. Il giovane, morto sul colpo, lavorava da circa un anno nella produzione di cannabis light con un contratto a chiamata. I genitori di Cuffaro si sono affidati all’avvocato Ubaldo Minelli. «La famiglia è straziata dal dolore – ha detto il legale -. Seguiamo ora gli accertamenti che dovranno stabilire le cause e l’innesco delle plurime esplosioni che hanno distrutto la palazzina». Intanto la procura di Perugia, competente per il territorio di Gubbio, sta indagando per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose: questi i reati ipotizzati in seguito all’esplosione della palazzina. Secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero già dei nomi iscritti al registro degli indagati, ma su questo aspetto le parti coinvolte mantengono il totale riserbo.


Foto in copertina: Ansa |Samuel Cuffaro, 19 anni

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