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«In cucina per spiegarvi come conciliare famiglia e lavoro». Bufera sulla presidente della commissione Pari opportunità delle Marche

Sulla vicenda è intervenuto anche il movimento Articolo 1: «Ma le donne marchigiane meritano questo?»

Doveva essere un post di ringraziamento e invece si è trasformato in una bufera social. La neo presidente della Commissione regionale delle Marche per le Pari Opportunità Maria Lina Vitturini, candidata con Fratelli d’Italia alle regionali qualche giorno fa ha postato su Facebook un messaggio per ringraziare gli utenti degli auguri per il nuovo incarico. Per farlo, ha pubblicato una foto in cui la si vede in cucina, luogo che, come lei stessa dice non è stato scelto «a caso», ma volontariamente «per spiegare in parole semplici il concetto di “pari opportunità” a coloro che mi chiedono di che si tratta».


La donna – si legge nel post – generalmente si occupa della casa e la famiglia, della cucina, dei lavori di cura in generale pensando ai figli e gli anziani, in più la maggior parte di loro lavora fuori casa, questo è il concetto di conciliazione casa lavoro. Per Vitturini le leggi sulle pari opportunità esistono perché «le ore della giornata sono quelle e bisogna farci entrare tutto». In questo modo si aiutano le donne «con alcune agevolazioni come il part time o i congedi parentali. È solo una piccola parte di quello che andremo a fare con i progetti che metteremo in campo – annuncia -. Naturalmente tutte queste leggi valgono anche per gli uomini che fanno altrettanto».


Le reazioni

Il post, che ha avuto un effetto diverso da quello sperato, ha attirato parecchi commenti sbalorditi (“Oddio”) o sarcastici (“siamo nel 2021, non nel 1921” e da un uomo “veramente a casa cucino io”), tra messaggi di congratulazioni. Sulla vicenda è intervenuto anche il movimento di Articolo 1: «Leggendo la prima dichiarazione ufficiale dalla cucina della nuova presidente della Commissione per le pari opportunità della Regione Marche non credevamo ai nostri occhi. La location fa da sfondo ad una serie di preoccupanti banalità ottocentesche che vorrebbero relegare le donne in un ruolo in cui “bisogna fare entrare tutto” cucina, cura, lavoro esterno, e chissà cosa altro ancora», hanno fatto sapere.

«Ma dove sono finite nella cultura della presidente – si chiede Art. 1 – le donne che lottano per far riconoscere il lavoro di cura, per combattere le disparità salariali che ancora oggi le penalizzano, per uscire dalla disoccupazione […]? Ma in quale parte dell’Italia e del mondo vive la presidente della Commissione?» Il movimento chiosa ricordando che sulla questione ci sono decenni di battaglie a testimoniare, e si chiede se sia ancora il caso di spendere denaro pubblico «per sentirci dire di rimanere in casa buone e zitte? Ma le donne marchigiane meritano questo?».

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