Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Pugno duro dell’Ue contro Minsk, scattano le prime sanzioni: vietato lo spazio aereo europeo alle compagnie bielorusse

Dopo i fatti delle ultime 48 ore il desiderio di un dialogo per la democratizzazione della Bielorussia sembra destinata a sfumare definitivamente. Dal vertice europeo partono i primi provvedimenti dopo il clamoroso dirottamento deciso da Misk e l’arresto del giornalista Protasevich

Ieri sera i leader dell’Unione europea hanno concordato una serie di sanzioni contro la Bielorussia per rispondere al dirottamento del volo Ryanair in volo da Atene a Vilnius, un’azione del regime di Alexander Lukashenko per sequestrare Roman Protasevich, giornalista dissidente che era a bordo per tornare in Lituania dopo una conferenza in Grecia. Le conclusioni del Consiglio europeo prevedono la richiesta di ulteriori sanzioni sulla base di quelle esistenti, l’imposizione del divieto di sorvolo alle compagnie aeree bielorusse dello spazio aereo dell’Ue, e la richiesta alle compagnie europee di evitare di sorvolare la Bielorussia. I leader dell’UE hanno inoltre deciso di sanzionare singoli funzionari collegati all’operazione di dirottamento, e richiesto all’Organizzazione internazionale per l’aviazione civile (ICAO) di avviare un’indagine su quella che alcuni leader hanno definito «terrorismo di stato».


Inoltre, viene richiesto l’immediato rilascio di Protasevich e della sua fidanzata Sofia Sapega. A colpire è anche la giovane età della coppia, rispettivamente 26 e 23 anni. All’apparenza la dichiarazione del vertice fornisce una risposta tempestiva ai fatti di domenica e gode del totale consenso dei 27 leader, ma la reale portata della risposta dell’Ue non sarà nota fino a quando funzionari, diplomatici e avvocati non elaboreranno nel dettaglio tutte le sanzioni e le misure, che devono essere redatte nel dettaglio per superare la prova dell’applicazione pratica secondo il diritto e i regolamenti internazionali. 


Lukashenko non cede di un millimetro

Mentre i leader europei erano riuniti nel Consiglio, Minsk diffondeva un video che mostra Protasevich visibilmente provato, e forse percosso, confessare di aver avuto un ruolo nell’organizzazione delle rivolte contro il presidente Lukashenko. Secondo il corrispondente a Mosca del Financial Times, nel video Protasevich si dichiara colpevole di crimini che porterebbero a una condanna di 15 anni. 

Lukashenko non era affatto intimidito dalle dichiarazioni pre-vertice dei leader europei, né del fatto che i 27 fossero riuniti a discutere come reagire, dimostrando di essere convinto di poter continuare il suo comportamento impunemente. Nella giornata di ieri Minsk ha anche attribuito l’allarme bomba sul volo Ryanair ad una mail con minaccie di Hamas, obbligando l’organizzazione terroristica palestinese a rilasciare una dichiarazione per smentire la notizia e respingere l’accusa.

Le relazioni tra Ue e Bielorussia

Quelle tra Bruxelles e Minsk sono sempre state relazioni complicate ma pacifiche. Anche se la Bielorussia viene considerata «l’ultima dittatura d’Europa», il desiderio dell’Ue è sempre stato che, prima o poi, il paese avrebbe preso la via della democratizzazione. Le relazioni si sono complicate dopo le elezioni presidenziali di maggio dell’anno scorso, che dopo l’ennesima vittoria schiacciante di Lukashenko (l’80% dei voti) hanno causato una reazione di piazza pacifica, ma determinata. 

Dopo una lunga serie di proteste  – mai terminate davvero – represse con crescente violenza, Lukashenko è riuscito a rimanere al potere e l’Ue non ha potuto fare altro che imporre nuove sanzioni mirate a danneggiare il dittatore e la sua rete di oligarchi, cercando di evitare misure troppo dure che ricadrebbero solo sulle persone comuni. Ciò nonostante, formalmente la Bielorussia fa ancora parte del Partenariato orientale, un accordo dell’Ue per favorire la cooperazione politica e commerciale con sei stati dell’ex Unione Sovietica.

Tuttavia, dopo i fatti delle ultime 48 ore l’ambizione e il desiderio di una democratizzazione (anche parziale) del Paese sembra destinata a sfumare definitivamente. Con queste azioni Lukashenko ha segnalato ai suoi oppositori in esilio che non possono sentirsi al sicuro in nessun luogo, lanciando un guanto di sfida all’Europa e ribadendo – come fatto più volte anche dal presidente russo Vladimir Putin – che negli affari interni non sono ammesse interferenze esterne. Adesso il destino ineluttabile della Bielorussia non sembra la democratizzazione, ma l’unione con la Russia.

Lukashenko e Putin si incontreranno in settimana. Pur respingendo ogni coinvolgimento nel dirottamento del volo Ryanair, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito che Mosca è pronta a sostenere sempre e comunque la Bielorussia. Per Lukashenko le sanzioni dell’Ue non costituiscono una minaccia significativa. Quando il fuoco di questa crisi si sarà spento, è possibile che il padre padrone della Bielorussia la faccia franca anche stavolta, almeno per il momento. 

Continua a leggere su Open

Leggi anche: