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Speranza: «Realistico che a metà luglio finisca lo stato di emergenza. Mix dei vaccini? Le Regioni devono adeguarsi»

In un’intervista a La Stampa, il ministro della Salute ha inoltre annunciato che a fine luglio l’Italia potrebbe essere fuori dallo stato di emergenza

In Gran Bretagna continua a preoccupare la variante indiana. Tanto che ieri il premier inglese Boris Johnson ha posticipato le prossime riaperture al 19 luglio. Se anche in Italia la situazione «dovesse peggiorare» «valuteremo una misura più restrittiva come la quarantena», per chi arriva da lì. A dirlo è il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un’intervista a La Stampa. Sul fatto se prolungarlo o meno, «non abbiamo ancora deciso, ci sarà una valutazione, 45 giorni durante una pandemia sono un tempo notevole per poter fare previsioni», ha chiarito Speranza che aggiunge: «Sarebbe bello chiudere con lo stato di emergenza, dare un segnale positivo al Paese». Se così fosse, però, aggiunge Speranza, «dovremo individuare la strada normativa per prolungare l’attività del Comitato tecnico-scientifico e della struttura del commissario Figliuolo». Per quanto riguarda invece lo stop alle mascherine all’aperto, «ritengo realistica la previsione del presidente Draghi, per la metà di luglio».


Sul fronte vaccini, Speranza ribadisce ancora una volta che il mix vaccinale, raccomandato dopo lo stop ad AstraZeneca per gli under 60, è già ampiamente usato in Europa: «La Germania lo fa da due mesi, anche la Francia e la Spagna fanno da tempo: è una procedura che ha dato buoni risultati, non sono invenzioni, ma evidenze e studi scientifici». Secondo il ministro avere due terzi del Paese in zona bianca è il frutto delle misure rigorose adottate e della campagna vaccinale. Per questo bisogna «continuare sulla strada della prudenza e della gradualità, su questo punto c’è un’ampia condivisione anche tra i cittadini». Sulle Regioni, come la Campania, che hanno espresso perplessità sul mix di vaccini, Speranza ha chiarito ancora una volta che «devono adeguarsi. Capisco che ci possano essere tempi diversi di adeguamento a una direttiva, esigenze particolari di riorganizzazione della campagna, ma alla fine le nuove indicazioni devono essere applicate in ogni angolo del Paese».


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