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M5s, Grillo parla ai deputati: «Sono il Garante, mica un cogl***e. È Conte che ha bisogno di me, non viceversa»

Diversi i rimproveri riservati all’ex presidente del Consiglio, ma anche la rassicurazione che sul nuovo statuto l’intesa sarebbe vicina: «Siamo d’accordo su tre quarti del testo»

Nell’aula del Palazzo dei Gruppi, Beppe Grillo è incontenibile. Accolto dagli applausi dei deputati che ha scelto di incontrare oggi, 24 giugno – tra loro c’è anche Luigi Di Maio -, il garante del Movimento 5 stelle mette subito in chiaro una cosa: «È Giuseppe Conte che ha bisogno di me, non io di Conte». È il primo di una serie di rimbrotti che Grillo destina al leader in pectore da lui stesso investito, gli scorsi mesi, per rifondare i 5 stelle. «Deve ancora assimilare le nostre cose – afferma il comico genovese -. Io sono visionario, lui no. Il Movimento ha bisogno di un visionario come me e di un integerrimo come Conte». Ricorda alla platea e all’ex premier, con la sua dialettica poco istituzionale, che lui è «il garante, non un cogl***e». Grillo ne ha anche per Rocco Casalino, spin doctor di Conte, «bravissimo sulle tv, ma si deve rapportare anche con il garante, non solo con il capo politico». Insomma, il fondatore del Movimento non cede di un centimetro: l’avvocato del popolo dovrà accettare il fatto di condividere la leadership del neo-Movimento con lui. O, altrimenti, sfilarsi dall’operazione, come già ipotizzato.


Nuovo logo, ma statuto da rifinire

A proposito di neo-Movimento, Grillo ai deputati ha mostrato il nuovo logo: al suo interno, l’anno 2050, la prospettiva temporale fissata dal garante per rinnovare l’Italia. Parla di «osservazioni ancora in corso» sullo statuto scritto dall’avvocato, di 32 pagine e «molto diverso dal nostro». Tant’è che l’accordo raggiunto tra i due, al momento, è soltanto sui «tre quarti del testo». Nonostante tutto, Grillo afferma che, con Conte, sta «lavorando bene», ma ci vorrà ancora qualche giorno prima di finalizzare il nuovo statuto. «Vi prometto – si rivolge ai deputati – che entro due, tre, cinque giorni lo presenteremo – e intanto -, io mando le mie osservazioni in giallo e lui – Conte – mi risponde in rosso».


Elogio a Di Maio, flop di Cingolani

Per Grillo, poi, Di Maio «è tra i più bravi ministri degli Esteri della storia». Meno fortunata, secondo il garante, l’esperienza di Roberto Cingolani: «Se continua così, sarà un bagno di sangue». Durante l’incontro, è emerso anche un altro contrasto con la proposta di Conte per il neo-Movimento. Secondo l’avvocato, dovrebbero esserci delle deroghe alla regola del limite del secondo mandato. «Io sono per i due mandati, farei anche una legge – afferma Grillo -. Ma lo metteremo al voto degli iscritti». E dopo quasi un’ora di conferenza, arriva l’ennesima stoccata al leader in pectore dei 5 stelle: Conte, dice il garante, ha ancora da studiare, deve imparare cos’è il Movimento. E la prima lezione di questa due giorni di questa settimana di attriti con il garante sembrerebbe che, per guidare il Movimento, da Beppe Grillo non si può prescindere.

Sarà una diarchia Conte-Grillo

«Beppe non lascia, anzi raddoppia: con il discorso di oggi ci ha fatto capire che lui guiderà per sempre il Movimento. Conte è il secondo membro della diarchia, ma solo Beppe si sente insostituibile», così una deputata a Open, appena concluso l’incontro con il garante, poco dopo le 18. Mezz’ora più tardi, Grillo incontrerà i senatori: probabilmente ripeterà gli stessi concetti espressi nel corso del meeting al Palazzo dei Gruppi. Concetti che mettono in bilico il prosieguo del percorso avviato da Conte per rifondare il Movimento. L’ex presidente del Consiglio era stato chiaro: scelte politiche, alleanze e operatività del partito spettano, secondo la sua idea, al capo politico. Al garante, invece, la preservazione dei valori originari dei 5 stelle. Altrimenti si sfila. Ma, dopo il discorso di oggi, sembra evidente che Grillo non voglia cedere un briciolo della sua influenza nel partito più rappresentato nel parlamento. L’encomio a Di Maio, poi, il leader ombra del Movimento e che, con la sua 50ina di parlamentari, gestisce una corrente che risponde al ministro degli Esteri e non a Conte, potrebbe essere un altro segnale di ridimensionamento verso l’ei fu avvocato del popolo.

Il chiarimento con i senatori

Nel secondo incontro di giornata, Grillo enuclea uno dei punti del nuovo statuto che hanno innescato parte della tensione tra lui e Conte. «Erano previste due comunicazioni diverse, ovvero io non avrei parlato a nome del Movimento. Ma io c’entro eccome con la comunicazione». Il garante ribadisce che, sulla carta del neo-Movimento, è stato «sentito – dall’ex premier -, ma le cose si decidono insieme», insiste. E se ai deputati dice che tre quarti dello statuto contiano gli vanno bene, in presenza dei senatori fa una critica al modus operandi del leader in pectore: «A Conte avevamo detto di prendere lo statuto e di farlo evolvere, di partire dal nostro statuto. Lui, invece, ha preso due avvocati e ha scritto un’altra cosa. Me lo ha dato e mi ha detto di non farlo leggere a nessuno. Io l’ho letto e tante cose non andavano». Grillo parla, comunque, di un lavoro «straordinario» fatto insieme a Conte.

Grillo: «Conte? Vogliono solo metterci contro»

Sostiene che gli interventi di questi giorni servano a corroborare la leadership dell’ex premier: «Voglio preservare la democrazia diretta, io non voglio indebolirlo, voglio rafforzarlo. Questo è il momento di Conte», dice con il gruppo di Palazzo Madama. Consapevole che, persino tra gli eletti 5 stelle c’è chi è insofferente nei suoi confronti, Grillo tenta di provocare la reazione di qualche senatore: «Non ci credete più all’elevato? Ditemelo in faccia». Passate le 19, Grillo lascia Montecitorio. Ma prima di andarsene, in uno sfogo fatto con alcuni dei senatori presenti, si sarebbe lamentato del clima che si respira in questa fase: «Vogliono mettere me e Conte l’uno contro l’altro», avrebbe detto.

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