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L’epopea di Wembley: breve storia della «Cattedrale del calcio» nel destino della Nazionale italiana

Il gol di Capello, la tripletta di Pazzini, il conto in sospeso della coppia Mancini-Vialli: gli incroci tra gli Azzurri e lo stadio più iconico del calcio mondiale, che ospita 4 partite della fase finale di Euro 2020

La «Cattedrale del calcio». Così è stato definito lo stadio di Wembley da Pelè, per descriverne l’atmosfera che per gli appassionati non è cambiata neppure con la demolizione nel 2003 del vecchio impianto e l’inaugurazione, nel 2007, della nuova struttura, che ospiterà quattro partite delle fasi a eliminazione diretta di Euro 2020, incluso l’ottavo di finale tra Italia e Austria di oggi, 26 giugno. L’arco d’acciaio sopra la North Stand rappresenta l’eredità di uno dei luoghi più rappresentativi del gioco, che sull’erba di questo stadio ha vissuto alcuni dei capitoli più importanti della sua storia.


Ansa | Lo stadio di Wembley in una immagine del 1996.

Una storia leggendaria

Costruito in occasione dell’Esposizione di Londra del 1924, e in soli 300 giorni, il primo stadio di Wembley viene aperto nel 1923 per volere di Giorgio V, all’epoca Duca di York. Alla prima partita ufficiale, la finale di FA Cup del ’23 tra West Ham e Bolton, lo stadio entra subito nella storia segnando il record assoluto di spettatori: 126.945 persone presenti. Da allora quel rettangolo verde assume sempre più centralità nel calcio inglese, anche grazie all’estetica delle due torri gemelle in stile neoclassico poste all’ingresso che lo renderanno iconico. Quarant’anni dopo l’inaugurazione, Wembley è teatro di una vittoria storica per una squadra di club italiana, il Milan, che vince con il punteggio di 2-1 la finale di Coppa Campioni del 1963 contro il Benfica. Per la prima volta nella storia una squadra italiana conquista il più importante trofeo continentale per club grazie a una doppietta di José Altafini che scaccia l’incubo della sconfitta dopo il vantaggio portoghese con Eusebio.


Bisognerà attendere tre anni perché Wembley assuma i contorni di palcoscenico celebrativo anche per la Nazionale inglese. Nel Mondiale casalingo del 1966 i Tre Leoni battono la Germania di un giovane Franz Beckenbauer per 4-2, in uno dei match più discussi di sempre. Dopo la fine dei tempi regolamentari, al 101° minuto Geoff Hurst, che in quella partita diventa anche l’unico giocatore a siglare una tripletta in una finale di un Mondiale, segna il “gol fantasma” per eccellenza. La rete dell’inglese arriva dopo un controllo di palla nell’area avversaria e una botta di destro che colpisce l’interno della traversa: la palla non supera la linea della porta tedesca, ma lo svizzero Gottfried Dienst concede comunque il gol agli inglesi, spianando la strada per il loro primo e unico trionfo mondiale. Un anno prima del Mondiale inglese il West Ham conquista nello stesso stadio la sua prima Coppa delle Coppe, contro il Monaco 1860; mentre nel 1968 un calciatore di nome George Best porta il Manchester United sul tetto d’Europa.

Le reti Azzurre a Wembley

La prima vittoria azzurra a Wembley arriva il 14 novembre del 1973. L’occasione è la serie di due amichevoli organizzate per celebrare i 75 anni della Figc. A cinque giorni dalla vittoria azzurra sul Brasile, Inghilterra-Italia si gioca al freddo, nella più tipica delle serate londinesi, in uno stadio di Wembley difficile per i ragazzi del commissario tecnico Ferruccio Valcareggi. Gli inglesi definiscono gli Azzurri, reduci dal fallimento all’Europeo del 1972, «una squadra di camerieri». E proprio un ex cameriere, Giorgio Chinaglia, serve l’assist a Fabio Capello che, su ribattuta del portiere Shilton, sigla il gol che segna la prima vittoria della Nazionale azzurra in terra inglese.

Quella rete è doppiamente simbolica perché la federcalcio inglese sceglie il 14 novembre per rievocare la vittoria del 1934 sugli Azzurri nella cosiddetta “Battaglia di Highbury”, la leggendaria partita giocata nell’omonimo stadio londinese dell’Arsenal tra i neo campioni del mondo dell’Italia e gli inventori del calcio. L’epopea tra Italia e Inghilterra nel vecchio Wembley si chiude nel febbraio 1997, durante le qualificazioni per il Mondiale di Francia dell’anno dopo: l’Italia batte ancora gli inglesi, 1-0 con gol di Gianfranco Zola. La Nazionale italiana, questa volta l’Under 21, lascia il segno anche nel nuovo Wembley: nel 2007 è proprio una partita dell’Italia, ancora una volta contro l’Inghilterra, a inaugurare il nuovo stadio. Il 24 marzo del 2007, gli Azzurrini pareggiano 3-3 grazie a una storica tripletta di Giampaolo Pazzini.

Wembley nel passato e nel presente di Roberto Mancini

Lo stadio di Wembley è anche un luogo che rappresenta il passato e il futuro dell’attuale commissario tecnico dell’Italia Roberto Mancini e di uno dei suoi assistenti, Gianluca Vialli. Uno scherzo del destino, forse, di sicuro un’occasione: a Wembley, nel maggio del 1992, la loro Sampdoria campione d’Italia si ferma a un passo dalla storia, venendo battuta in finale di Champions League dal Barcellona. La rete dell’1-0 che decide il match viene segnata al 112° minuto da Ronald Koeman, punta di diamante di una squadra che Johan Cruijff (che sempre a Wembley vinse nel 1971 il trofeo con l’Ajax) aveva plasmato a immagine e somiglianza del calcio totale. Saranno ora proprio “i gemelli del gol”, Mancini e Vialli, a cercare la rivincita, stavolta non con gli inglesi, ma con la storia.

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