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Cacciare Grillo dal M5s? Ecco perché sfiduciare il Garante è quasi impossibile

Una parte del M5s chiede al Comitato di Garanzia per sfiduciare il Garante. Per evitare di bruciare la leadership di Conte. Ma cacciare Grillo dal M5s è quasi impossibile. Ecco perché

Mentre i due duellanti Beppe Grillo e Giuseppe Conte continuano a parlarsi tramite social network, una parte del MoVimento 5 Stelle chiede al Comitato di Garanzia formato da Roberta Lombardi, Vito Crimi e Giancarlo Cancelleri di avvalersi dell’articolo 8 dello Statuto del 2017 per sfiduciare il Garante. Allo scopo di scongiurare una scissione che appare ormai inevitabile. E di evitare di bruciare definitivamente la leadership dell’Avvocato del Popolo, che intanto si sta orientando verso la formazione di un suo partito. Ma cacciare Grillo dal M5s è quasi impossibile. In primo luogo perché la procedura descritta dallo stesso articolo 8 offre una serie di garanzie al Fondatore e metterebbe a rischio invece proprio il Comitato di Garanzia in caso di insuccesso. E poi perché il simbolo con cui il M5s si presenta alle elezioni appartiene comunque a lui. Senza contare la beffa finale: un voto del genere, proprio in base allo Statuto, dovrebbe svolgersi su Rousseau. E quindi Beppe, che nel frattempo ha fatto pace con Davide Casaleggio, giocherebbe la partita “in casa” e con tutto il tifo a favore.


Chi vuole cacciare Beppe Grillo dal M5s

Il piano per sfiduciare Grillo e togliergli il ruolo di Garante, come raccontano oggi la Repubblica e il Fatto, parte dai senatori M5s. I quali sono al 90% con Conte e contro Grillo, visto che sono moltissimi quelli che si trovano nel pieno del secondo mandato e secondo le attuali regole dovrebbero andare a casa. Il progetto si incrocia con quello di votare il nuovo Statuto, quello proposto dall’ex premier, sulla piattaforma SkyVote. E parte dalle parole di Vito Crimi, che ieri ha tentato di fermare il Garante sostenendo che il voto sulla piattaforma di Casaleggio sarebbe illegale. Ma Grillo gli ha risposto ieri intimandogli di indire la votazione per il Comitato direttivo (che in effetti sarebbe prerogativa del Comitato di Garanzia, ma il Garante può agire in caso di inerzia). E minacciandolo: «In caso contrario sarai ritenuto direttamente e personalmente responsabile per ogni conseguenza dannosa dovesse occorrere al Movi- mento».


Intanto all’interno del M5s il clima è sempre più rovente e, è evidente, gli iscritti sono più vicini a Conte. Grillo è stato raggiunto da 6000 ‘vaffa’ in due ore – il senso di alcuni sms che rimbalzano nella chat interne e visionati dall’Adnkronos – e 28mila follower hanno lasciato la sua pagina Facebook. “E’ evidente che la base è con Conte”, la riflessione che in molti condividono. Mentre la scissione appare ormai a un passo, tutti gli occhi sono puntati sull’ex presidente del Consiglio, che a ore, forse già prima dell’assemblea dei deputati fissata per questa sera alle 19, potrebbe tornare a far sentire la sua voce, spiegando cosa intenda fare del proprio futuro.

L’articolo 8 dello Statuto M5s: perché sfiduciare il Garante è quasi impossibile

Ma non sarà tanto facile attuare questo Vaste Programme. Perché per Statuto il Garante resta in carica “a tempo indeterminato”. E perché la procedura di revoca è volutamente complicata: in teoria, recita l’articolo 8, il Garante «può essere revocato, in ogni tempo, su proposta deliberata dal Comitato di Garanzia a maggioranza assoluta dei propri componenti e ratificata da una consultazione in Rete degli iscritti, purché prenda parte alla votazione la maggioranza assoluta degli iscritti». Nella pratica, come abbiamo spiegato, è quasi impossibile raggiungere il quorum necessario. Perché si parla di maggioranza assoluta (e non degli utenti validati), e a presentarsi a votare nel round più importante di questi ultimi anni, ovvero il sì o il no al governo Draghi, sono stati “appena” 74.537: meno della metà del quorum che bisognerebbe raggiungere per cacciare Grillo.

Non solo: il terzo comma stabilisce anche che se non si raggiunge il quorum sarà il Comitato di Garanzia a doversi dimettere, e con effetto immediato. In più, come sottolinea oggi l’avvocato Lorenzo Borré, patrocinatore di tante cause di ex grillini con un’ottima percentuale di vittorie, in questo momento il M5s è privo del legale rappresentante. E quindi la procedura seguita da Grillo è giusta. Così come è giusta la scelta della piattaforma Rousseau, visto che il primo giugno il Garante della Privacy ha detto chiaramente che la piattaforma può gestire i dati per l’espletamento degli adempimenti richiesti dal MoVimento.

Di chi è il simbolo del MoVimento 5 Stelle?

Infine, anche se il piano per cacciare Grillo dal M5s riuscisse, il Fondatore ha in mano un’arma fine-del-mondo. Come ha ricordato qualche tempo fa l’AdnKronos, il titolare del marchio è la nuova Associazione Movimento 5 Stelle, con sede a Roma in Via Nomentana, presso lo studio legale Ciannavei, e fondata alcuni mesi prima da Casaleggio e Luigi Di Maio. E, come si legge nello statuto dell’Associazione 2017 che disciplina il rapporto con Rousseau, «alla denominazione del ‘MoVimento 5 Stelle’ potrà essere abbinato il simbolo, di proprietà dell’omonima associazione ‘MoVimento 5 Stelle’ con sede in Genova, concesso in uso dalla medesima». Ovvero, dell’associazione di Beppe Grillo.

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