Caos M5s, gli iscritti possono votare su Rousseau? Grillo poteva indire il voto? Tutte le risposte (e qualche dubbio)

Ecco perché il fondatore ha ragione nell’identificare come piattaforma di voto telematico quella da cui i Cinque Stelle sono voluti scappare

«Io dico, tu fai», così diceva il maestro Miyagi al giovane Daniel LaRusso poco prima della famosa citazione «Dai la cera, togli la cera». Parafrasando con un «Dai a Rousseau, togli a Rousseau», nella realtà del Movimento 5 Stelle non troviamo un saggio maestro, vista la gestione emotiva e disastrosa sul caso del figlio Ciro, ma un guru Beppe Grillo che da un momento all’altro spiazza tutti imponendo un ritorno al voto nella piattaforma gestita da Davide Casaleggio. Il problema, per i sostenitori di Giuseppe Conte e antagonisti al figlio di Gianroberto, è che lo impone lo Statuto.


Dal sito ufficiale del Movimento 5 Stelle è possibile consultare lo Statuto dove all’articolo 1 si legge, tutt’oggi – e senza modifiche a seguito della consegna dei dati – un chiaro e inequivocabile legame con la piattaforma Rousseau come “strumento informatico” attraverso cui «l’associazione si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti». A oggi, qualunque consultazione effettuata mediante il voto telematico in una piattaforma diversa da quella di Rousseau potrebbe essere contestata per le vie legali da qualunque iscritto al Movimento, il ché comporterebbe ulteriore imbarazzo e un ulteriore duro colpo nella credibilità del partito così come dei suoi rappresentanti.


Il rebus della piattaforma

Risulta che Beppe Grillo, per quanto non sia il maestro Miyagi, abbia ragione nell’identificare come piattaforma di voto telematico quella da cui sono letteralmente voluti scappare. Lo impone lo Statuto che, ad oggi, non è stato modificato. «Ho pertanto chiesto a Davide Casaleggio di consentire lo svolgimento di detta votazione sulla Piattaforma Rousseau e lui ha accettato», scrive Grillo nel suo blog confermando, da una parte, la possibilità concreta del voto; dall’altra, ammettendo di aver operato in segreto e dietro le quinte con Davide Casaleggio al fine di indire la votazione degli iscritti per l’elezione del Comitato Direttivo.

Vito Crimi, di fronte a tale decisione, si è dichiarato apertamente contrario. In un post, pubblicato sulla sua pagina Facebook personale, afferma con decisione che la votazione «non potrà avvenire sulla piattaforma Rousseau, poiché questa è inibita al trattamento dei dati degli iscritti al MoVimento». Rousseau veniva identificato in quanto responsabile del trattamento dei dati, ma secondo la definizione fornita dal GDPR questa figura opera per conto del titolare del trattamento. In via teorica, nulla potrebbe vietare quest’ultimo di fornire a Rousseau tale responsabilità per una consultazione tra gli iscritti.

Secondo Vito Crimi, tale votazione presso la piattaforma gestita da Davide Casaleggio «violerebbe quanto disposto dal Garante della Privacy». Risulta vero che il Garante, nel provvedimento emanato il primo giugno 2021, ha ritenuto che l’Associazione Rousseau debba «astenersi da ogni ulteriore trattamento dei dati stessi», così come risulta vero che nello stesso documento venga riportata l’eccezione «tranne esplicite, specifiche richieste del Movimento».

La votazione del Comitato Direttivo

Se da una parte il voto avvenisse fuori dalla piattaforma Rousseau potrebbe essere contestato, dall’altra potrebbe esserlo anche il voto indetto da Beppe Grillo. In qualità di Garante, a tempo indeterminato e non eletto dagli iscritti (avendo mantenuto tale ruolo a seguito delle modifiche dello Statuto del 2017), poteva indire la votazione del Comitato Direttivo? Secondo quanto si legge nello stesso Statuto all’articolo 4, le consultazioni in Rete devono essere indette dallo stesso Comitato Direttivo in carica o, «in sua assenza od inerzia», dal Garante. Vito Crimi, citando l’articolo 7 dello Statuto, si era assunto temporaneamente le veci del Comitato Direttivo in qualità di membro più anziano del Comitato di Garanzia, in attesa di una votazione che eleggesse i 5 membri previsti.

Tuttavia, l’articolo 7 prende in considerazione la situazione in cui un membro del Comitato si renda vacante, non l’intero Comitato. Tutto è contestabile, e nel conflitto legale potrebbe essere tirato in ballo un altro punto dello Statuto riportato ancora nell’articolo 7: «Il Comitato direttivo è composto da 5 membri ed è eletto mediante consultazione in Rete secondo le procedure approvate dal Comitato di Garanzia». Crimi gli altri membri dell’organo di garanzia possono contestare la decisione di Grillo? Siamo punto e a capo? L’articolo 4 dello Statuto prevede che «la consultazione in Rete è indetta con avviso sul sito internet del MoVimento 5 Stelle, con preavviso di almeno 24 ore», cosa succederà se il Comitato di Garanzia (o Vito Crimi) decidessero di non pubblicare alcunché nel sito del partito e nei tempi previsti?

Modificare lo statuto: sì, ma come?

Beppe Grillo ha indetto il voto per l’elezione del Comitato Direttivo, mentre lo Statuto rimarrebbe così com’è con l’imposizione di effettuare le votazioni online presso la piattaforma Rousseau. Per modificare lo Statuto ci vorrebbe l’Assemblea degli scritti che, potremmo dire per assurdo, può essere convocata in un luogo fisico. Lo prevede l’articolo 6 dello stesso Statuto, così come viene prevista la sua convocazione dal Comitato Direttivo o, «in assenza od inerzia», dal Presidente del Comitato di Garanzia. Risulta però impossibile convocare oltre 100 mila persone e soprattutto trovare un luogo fisico dove ospitarle e identificarle vista la situazione pandemica.

Lo Statuto può essere comunque modificato anche online, come è avvenuto già in passato, ma si dovrebbe comunque tornare sulla piattaforma Rousseau. Compito del Comitato di Garanzia indire il voto dell’Assemblea nei tempi previsti dallo Statuto, ossia con un preavviso di almeno 15 giorni. A questo punto Vito Crimi e il Comitato di Garanzia dovrebbero decidere di autorizzare l’Associazione Rousseau per l’elezione del Comitato Direttivo, così come dovrebbero indire una prossima votazione per modificare l’articolo 1 e liberarsi definitivamente del vincolo con la creatura di Davide Casaleggio. «Dai a Rousseau, togli a Rousseau».

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