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Ddl Zan, parla il presidente dei vescovi: «Libertà di espressione a rischio. Nessuna ingerenza, ma il testo va riformulato»

Tre settimane fa, la Nota del Vaticano al governo. Bassetti: «Come mai un documento riservato è stato inviato ai giornali per la pubblicazione?»

«Nessuna ingerenza sul ddl Zan ma il testo va riformulato». Questa la posizione del presidente dei vescovi italiani Gualtiero Bassetti su una delle questioni più dibattute degli ultimi mesi. Intervistato sul tema da la Repubblica, la guida della Cei ha ribadito: «Nessuno e neppure la Santa Sede ha mai messo in discussione la laicità dello Stato. Il termine “ingerenza” è errato». Il riferimento di Bassetti è al documento trapelato poche settimane fa riguardo a una richiesta al governo da parte del Vaticano di modificare il testo del disegno di legge contro l’omotransfobia. «La Santa Sede ha fatto notare, con toni pacati, alcuni punti», continua il presidente, «ma la vera domanda è un’altra: come mai un documento riservato è stato inviato ai giornali per la pubblicazione?».


Bassetti (Cei) sul Ddl Zan: «Dal Vaticano normale azione diplomatica»

Secondo Bassetti la Nota verbale del Vaticano inviata all’Italia «si pone sulle possibili interpretazioni del testo. Si corre il rischio di rendere punibili arbitrariamente affermazioni di antropologia fondata, tra le altre cose, su una fede condivisa da milioni di credenti». Ragioni per cui la Chiesa di Roma avrebbe deciso di spedire una nota verbale che, a detta di Bassetti, «rientra nelle normali azioni di prassi diplomatica». Il presidente Cei ha tenuto poi a ribadire l’unità di intenti tra il Vaticano e la stessa Conferenza Episcopale Italiana, sottolineando un accordo totale su quanto espresso nel documento inviato: «Non c’è stato alcun cortocircuito interno vaticano, né tanto meno tra Santa Sede e Cei», spiega, «è evidente che la Santa Sede e i vescovi hanno la stessa opinione sul ddl». Secondo Bassetti dunque per la Chiesa italiana tutta rimane necessario rimodulare un testo che al momento sembra non garantire «in modo adeguato la libertà di espressione». «Alcune definizioni appaiono molto vaghe» chiarisce ancora il vescovo, «e questo renderebbe l’applicazione della legge penale rischiosamente incerta». Un discorso che il presidente Cei estende anche alla celebrazione della Giornata nazionale contro l’omofobia nelle scuole. «Il rischio è che, oltre all’istigazione all’odio, venga sanzionata la libera espressione di convincimenti etici e religiosi e sia messo in discussione il diritto dei genitori all’educazione dei figli secondo i propri convincimenti».


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