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Anche il Gay center contro il Green pass: «È un coming out forzato. Trans ancora più isolati»

Il nodo della privacy rimane una delle questione più delicate in merito all’obbligo di Green pass deciso dal governo Draghi. «Nel controllo sia omesso almeno il nome»

Il nodo della privacy per il controllo del Green pass obbligatorio continua ad essere una delle questioni più delicate delle ultime decisioni prese in merito dal governo Draghi. A schierarsi contro l’obbligo di questo certificato in ristoranti, bar, palestre, piscine, cinema e da settembre su trasporti e a scuola il Gay Center: «Ci sono troppi aspetti critici che riguardano l’identificazione e la privacy», denuncia l’Associazione, spiegando come l’App di controllo del pass sanitario Verifica-19 renda visibile il nome e il cognome della persona a chiunque scannerizzi il Qr Code, compresi tutti i gestori e proprietari di locali, da poco autorizzati al controllo. «Questo costringerà le persone trans che non hanno avuto accesso alla rettifica dei dati anagrafici a continue richieste di identificazione. Dati incongruenti rispetto all’aspetto fisico e all’identità che», prosegue l’Associazione, «potranno esporli ad atti discriminatori e bullismo, oltre che alla sofferenza di un coming out forzato e irrispettoso della privacy». Uno scenario che secondo l’associazione per la difesa della comunità Lgbtq+ , «avrà forti effetti sull’aumento dell’isolamento e dell’esclusione delle persone trans e con variazione di genere, che in alternativa dovranno scegliere se privarsi dalla loro privacy e della sicurezza che ne deriva o di servizi essenziali per la socialità».


La proposta: «Si ometta almeno il nome»

Il riferimento poi è anche ai particolari casi di assistenza sanitaria necessaria: «Pensiamo ai servizi erogati a persone per cui è un diritto mantenere la privacy sul proprio stato di salute, come le persone sieropositive: saranno molte le persone che rinunceranno ai servizi di testing delle infezioni sessualmente trasmissibili perché non sarà possibile farlo in anonimato. Questo in difformità rispetto alla legge 135 del 1990 che sancisce l’obbligo del consenso al trattamento dei dati e la garanzia di riservatezza», continua Gay Center. Per queste ragioni la richiesta al governo è quella di una disposizione che sia davvero inclusiva. «Affinché tutti possano avere le stesse opportunità il sistema di identificazione del Green pass deve prevedere l’omissione di nome o cognome, o almeno del nome», conclude l’Associazione.


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