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La lettera di Navalny dal carcere a un anno dall’avvelenamento: «L’Occidente faccia di più contro la corruzione»

Secondo il leader dell’opposizione russa, la lotta alla corruzione – compresa quella dell’entourage di Putin – deve entrare nell’agenda dei governi al pari di migrazione, povertà, guerra e crisi climatica

Alexei Navalny ha scritto una lettera dal carcere per chiedere ai politici occidentali di intraprendere azioni più forti contro la corruzione globale imponendo, laddove possibile, anche sanzioni contro gli oligarchi nell’entourage di Vladimir Putin. Altrimenti, scrive Navalny, «qualsiasi retorica anticorruzione proveniente dall’Occidente sarà percepita come un gioco e aria fritta». Navalny scrive sul Guardian a un giorno dal primo anniversario del suo avvelenamento del 20 agosto dello scorso anno. Esordisce così: «Esattamente un anno fa non sono morto per avvelenamento da un’arma chimica, e sembrerebbe che la corruzione abbia giocato un ruolo non trascurabile». Il tema della corruzione deve essere centrale per i governi occidentali che, invece, sempre secondo lui, appaiono ancora riluttanti. Per Navalny, dunque, la corruzione deve entrare nelle agende dei governi insieme a migrazione, povertà, guerra e crisi climatica. 


Le accuse pesantissime di Navalny

Un incontro tra i leader mondiali e Putin sulla questione, però, sarebbe imbarazzante: «L’uomo più ricco del mondo, che ha derubato il proprio Paese, è invitato a discutere su come affrontare il problema incarnato da sé stesso. Molto difficile, molto imbarazzante», scrive. Dichiarazioni molto forti che probabilmente faranno infuriare il Cremlino. Aggiunge: «Non c’è niente di più frustrante che leggere l’ultimo elenco di sanzioni, pieno di nomi di colonnelli e generali dei servizi segreti di cui nessuno ha mai sentito parlare, ma meticolosamente ripulito dalle persone nei cui interessi agiscono questi colonnelli».


L’Ue chiede il rilasciato immediato e incondizionato

Adesso l’Ue chiede che il caso dell’avvelenamento di Navalny venga chiarito una volta per tutte e che, dunque, «non rimanga irrisolto». «I responsabili devono essere assicurati alla giustizia», scrive il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, a un anno dall’episodio. L’Ue continua a chiedere a Mosca di «indagare sul tentativo di omicidio in piena trasparenza e senza ulteriori ritardi e di cooperare con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche così da garantire un’indagine internazionale imparziale». Infine, ricordando che si è trattato di «un arresto motivato politicamente», l’Ue ribadisce «la richiesta di rilascio immediato e incondizionato».

Foto in copertina di repertorio: EPA/MOSCOW CITY COURT PRESS

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