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Texas, la Corte suprema non ferma la legge che vieta l’aborto dopo appena 6 settimane. La protesta delle donne – Il video

Chiamata anche «heartbeat bill», legge del battito cardiaco, proibisce l’interruzione volontaria di gravidanza dopo sei settimane anche in caso di stupro o incesto

Le donne protestano in Texas, dove la Corte Suprema ha deciso di non sospendere la legge dello Stato, una delle più restrittive rispetto all’interruzione di gravidanza di tutti gli Stati Uniti, che proibisce l’aborto dopo sei settimane di gravidanza anche in caso di stupro o incesto. L’Alta Corte, molto divisa con quattro dei suoi nove giudici contrari alla decisione, non si pronuncia sulla costituzionalità della legge, appena entrata in vigore, ma invoca «questioni di procedura complesse e nuove». Quelli che avvengono dopo sei settimane sono la maggioranza degli aborti, visto che prima spesso le donne non sanno ancora di essere in stato di gravidanza e non è quindi nemmeno possibile riscontrare malformazioni negli embrioni. L’entrata in vigore della legge, firmata lo scorso maggio dal governatore Repubblicano Greg Abbott, non è stata quindi bloccata dai giudici della Corte Suprema con cinque voti contro quattro.


Legge è chiamata anche «heartbeat bill» (letteralmente «legge del battito cardiaco») perché vieta l’interruzione volontaria di gravidanza una volta che il personale medico abbia riscontrato attività cardiaca nell’embrione, di solito attorno alle sei settimane, anche se non si è ancora sviluppato un cuore vero e proprio. Da oggi sarà sempre più difficile rivolgersi a una delle già pochissime cliniche che sono attive del Texas: soltanto 24, in uno Stato che conta 29 milioni di abitanti, mentre prima del 2013, anno in cui vennero imposte nuove restrizioni relative al diritto all’aborto, erano una quarantina. La vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris ha definito la legge un «attacco totale alla salute riproduttiva delle donne, che vieta l’aborto per le quasi 7 milioni di donne in età riproduttiva».


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