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Borghezio restituisce le carte sottratte all’Archivio di Stato di Torino ed evita il processo

La vicenda risale al 2019, quando un’impiegata dell’Archivio di Stato del capoluogo piemontese aveva denunciato l’esponente leghista per aver violato il regolamento interno

Dopo tre anni si è chiusa la vicenda che ha visto protagonista l’ex europarlamentare della Lega, Mario Borghezio, che nel novembre 2019 venne accusato di furto di documenti storici dell’Archivio di Stato di Torino, dopo esser stato punzecchiato da un’impiegata dell’archivio del capoluogo piemontese. All’epoca Borghezio dichiarò: «Volevo poter fotocopiare quei documenti che rappresentano un unicum. Ma le pare che possa rubare qualcosa?». Tuttavia, il regolamento dell’Archivio, non prevede che possano essere effettuate pratiche del genere. E così, al termine delle indagini, Borghezio ha chiesto e ottenuto la messa alla prova al pm Francesco Pelosi, che ha dato parere positivo alle istanze presentate dal legale dell’esponente leghista. Borghezio non è andato a processo e ha estinto il reato prestando servizio a titolo di riparazione del danno creato alla comunità, in un’associazione o in ufficio dove si svolgono mansioni di pubblica utilità. Ma non solo. L’esponente del Carroccio ha versato una donazione riparatoria di 1.500 euro, donato senza condizioni all’Archivio diversi documenti privati di interesse storico, oltre a restituire tutta la documentazione prelevata dall’Archivio di Stato tra il 2015 e il 2019. 


Foto in copertina: ANSA/ANGELO CARCONI


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