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Più della metà dei medici non vaccinati lavora ancora: i dati in sole 7 Regioni

Sono ancora parziali i dati raccolti dall’Ordine dei medici su quanti siano realmente gli iscritti che non hanno ricevuto neanche la prima dose. Informazioni incastrate nella burocrazia, con il rimpallo di responsabilità tra Asl e Regioni

La stima di medici e odontoiatri senza vaccino anti Covid della Federazione nazionale ordini dei medici (Fnomceo) è di circa 1.500. Di questi ancora 1.000 stanno esercitando, quasi il 70%, senza considerare che i dati a disposizione sono ancora parziali. Certo un gruppo ristretto rispetto ai 460mila iscritti all’ordine, ma che comunque preoccupano per gli effetti che le loro scelte possono avere sui loro pazienti. Timori che aumentano se si considera che i dati a disposizione finora riguardano 40 Ordini territoriali su 106 che hanno ricevuto dalle aziende sanitarie le segnalazioni per i provvedimenti di sospensione che riguardano tutti gli operatori sanitari e sociosanitari in servizio, come riporta il Fatto quotidiano. Per il momento le segnalazioni sono arrivate solo da sette Regioni: Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Marche, Campania, Calabria e Sicilia.


Il buco nero della burocrazia

Eppure di tempo per verificare i dati ce ne sarebbe stato, visto che la legge che impone la verifica dei sanitari non vaccinati risale allo scorso 1 aprile. Ma la scarsissima comunicazione tra enti, con il rimpallo di responsabilità tra Asl che devono raccogliere i dati e le Regioni che hanno gli elenchi di chi si è vaccinato. Oltre a qualcuno, aggiunge il Fatto, che tra i medici prenotava la vaccinazione per poi disdirla, ha portato a questa fotografia parziale. I casi in cui c’è un’opposizione ideologica alla vaccinazione anti Covid sarebbero comunque una ristretta minoranza, dice Giovanni Migliore, presidente di Fiaso, la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere. Si procede ancora alla valutazione caso per caso, anche perché la maggior parte dei medici non ancora vaccinato ha presentato richieste di esonero per motivi di salute: «Spesso patologie gravi, malattie autoimmuni o neurologiche – spiega Migliore – che hanno bisogno di un’analisi appropriata da parte degli specialisti».


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