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Taglio dell’Irap, cuneo fiscale e riforma del Catasto: il piano per le tasse del governo Draghi

La necessità di abbassare il prelievo al ceto medio. L’idea di cambiare le aliquote. L’intervento annunciato sulle tax expeditures. E le ipotesi di riduzione dell’Iva. Cosa vuole fare il premier nella riforma in arrivo

Un taglio dell’Irap da subito e un intervento sul cuneo fiscale da programmare nel futuro prossimo. Le coperture verranno dalle tasse sulle rendite finanziarie e dall’aggiornamento dei valori catastali degli immobili. Questo è il piano per le tasse di Mario Draghi e Daniele Franco nella riforma del fisco che il governo ha promesso nel giorno dell’insediamento. Sul tavolo da subito ci sono la semplificazione normativa, il potenziamento della riscossione, la lotta all’evasione e il superamento dell’Irap. A seguire il resto, ma non la flat tax: perché è troppo costosa per i conti pubblici e perché è un tema più politico che tecnico. L’intervento del governo sulle tasse, spiega oggi La Stampa, partirà dalla necessità di abbassare il prelievo al ceto medio, ovvero ai redditi compresi nella fascia tra 28 e 55 mila euro a cui oggi viene applicata una aliquota del 38%, ovvero 11 punti in più di chi dichiara 15-28mila euro.


L’ideale sarebbe l’accorpamento all’aliquota inferiore, quella al 27%, ma sarebbe troppo oneroso. E allora si fa strada l’idea di un taglio al 34% come primo passo di un intervento più organico. Ovvero il modello tedesco proposto dal Partito Democratico durante il governo Conte Bis che prevede la riduzione delle aliquote da 5 a 3. L’obiettivo successivo è il taglio del cuneo fiscale, ovvero la differenza tra il costo del lavoro lordo per l’impresa e il netto che si mette in tasca il lavoratore, che si compone di imposte dirette, imposte indirette e contributi previdenziali.


L’ipotesi è stata lanciata nei giorni scorsi dal sottosegretario all’Economia Cecilia Guerra come strumento utile per favorire la ripresa dell’occupazione. Una soluzione che in parte risponde a questa esigenza l’ha proposta nei giorni scorsi il presidente della Commissione finanze della Camera Luigi Marattin, secondo il quale «senza nemmeno dover aspettare la legge delega già con la prossima legge di bilancio si potrebbero utilizzare i 3 miliardi che sono già disponibili per intervenire sull’Irap». Sostituendola con l’Ires per le grandi imprese ed abolendola del tutto per autonomi, professionisti, ditte individuali e società di persone. Per la copertura uno degli obiettivi è quello di intervenire sulle tax expenditures, ovvero l’insieme di sconti fiscali riconosciuti a determinate categorie o soggetti, da tempo sono finiti nel mirino dei «riformatori» di governo, ma in realtà continuano a crescere anno dopo anno con l’aggiunta sempre di nuovi «bonus». Secondo l’ultimo «censimento» si è arrivati a quota 800 per un controvalore di circa 313 miliardi di euro.

L’Iva e la riforma del Catasto

Un’altra proposta è quella della riduzione dell’Iva per favorire i consumi. Qui però l’argomento si fa delicato perché scendere da quel 22% appare molto complicato e difficile da reggere per le casse statali. Un’ipotesi più fattibile potrebbe essere quella di portare alcuni beni e servizi negli elenchi delle aliquote ridotte (al 10% e al 4%). Un’idea molto meno costosa di quella di partenza ma se ne parla da anni senza alcun risultato. Così come è sempre stato sul tavolo dei governi l’argomento della revisione delle rendite catastali degli immobili. Una riforma sempre rinviata perché avversata dai proprietari (che in Italia sono una quota consistente) e dal centrodestra. Adesso il governo Draghi potrebbe provarci. Con l’obiettivo di liberare risorse per varare un consistente taglio delle tasse. E con il rischio che alla fine tutto si riduca in un gioco a somma zero.

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