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Don Francesco Spagnesi: la doppia vita del prete di Prato tra cocaina, furti di offerte e droga dello stupro

Il suo vescovo ha dichiarato che era in cura da aprile. Ma le intercettazioni allegate al fascicolo d’indagine che lo riguarda raccontano anche un’altra storia

Don Francesco Spagnesi, parroco della Chiesa dell’Annunciazione alla Castellina di Prato, è stato arrestato con accuse di spaccio e importazione di stupefacenti. Il suo vescovo Giovanni Nerbini ha dichiarato che sapeva dei suoi problemi di droga e che era in cura da aprile. Ma le intercettazioni allegate al fascicolo d’indagine che lo riguarda raccontano anche un’altra storia. Ovvero quella di una diocesi impegnata a gestire il possibile danno d’immagine. E determinata a «non mettere tutto in piazza». Spagnesi, spiega oggi l’edizione fiorentina di Repubblica, è accusato di aver fatto arrivare dall’Olanda migliaia e migliaia di dosi di Gbl, e di averle cedute durante festini con uomini conosciuti su siti di incontri.


L’arresto del parroco di Prato

Al vaglio della procura c’è anche l’accusa di appropriazione indebita per i consistenti ammanchi che sarebbero stati provocati dal parroco negli ultimi due anni, con tutta probabilità non “solo” con i furti delle offerte: proprio per verificare questa ipotesi ieri mattina la squadra mobile di Prato, diretta dal dirigente Alessandro Gallo, ha perquisito la canonica. La stessa dove il religioso, assistito dall’avvocato Federico Febbo, si trova ora confinato su ordine del gip. Da alcune settimane Don Francesco non esercitava, proprio per via dell’abuso di stupefacenti. Le indagini sono partite nell’agosto scorso, quando gli investigatori hanno fermato un uomo che ritirava un pacco contenente un litro di droga dello stupro. Il suo accompagnatore era proprio Don Spagnesi.


Secondo il giudice delle indagini preliminari il parroco avrebbe sistematicamente ceduto stupefacenti durante festini a luci rosse, che si tenevano nell’appartamento di un uomo poi risultato essere il suo compagno. Il più delle volte le serate erano “animate” da cittadini nordafricani conosciuti su siti di incontri; oltre al Gbl, usato in piccole dosi con l’obiettivo di sballarsi (in dosi massicce provoca perdita di coscienza), sarebbe girata anche tanta cocaina. Scrive il gip: «Nonostante gli indagati abbiano ribadito che l’assunzione di Gbl avveniva in via del tutto consapevole e volontaria sono emersi già certamente tre casi in cui dopo aver assunto la sostanza c’è stata di fatto una perdita di coscienza da parte dell’ospite».

La cocaina, i soldi delle offerte, le intercettazioni

La cocaina la acquistava invece sul territorio da piccoli spacciatori. Con i soldi delle offerte, secondo la procura, ma non solo: le prime stime parlano di ammanchi di decine di migliaia di euro. E l’ordinanza punta il dito anche contro la diocesi. Che si è attivata quando il prete ha fatto sapere al vescovo dei suoi problemi. «Evidentemente la notizia ha colpito e preoccupato la comunità parrocchiale di cui lo Spagnesi costituiva guida spirituale – scrive il Gip -A tale proposito, in una telefonata il vescovo Nerbini – al quale Don Spagnesi chiede come giustificare ai parrocchiani il suo imminente “anno sabbatico”- suggerisce di accampare generici motivi di salute in quanto è necessario “custodire” anziché “mettere in piazza tutto”».

Una strategia che il giudice – sulla base di altri elementi di indagine sconosciuti al vescovo – stigmatizza, sottolineando la necessità di troncare i rapporti tra il religioso e la parrocchia: «L’esigenza di impedire che lo Spagnesi lasciato libero di operare possa interferire con le indagini da compiere, anche in merito alla possibile provenienza del denaro usato per il reperimento dello stupefacente dalle casse della parrocchia, si conferma anche alla luce delle reazioni (…) che la sottoposizione a indagine dello Spagnesi hanno suscitato nell’ambiente di riferimento. Sotto tale profilo, la scelta operata (l’autosospensione, nda) non pare in grado di elidere un simile pericolo di interferenza». Spagnesi ha lasciato la parrocchia il primo settembre. Appena in tempo, prima dell’arrivo della polizia.

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