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Roberto Saviano e il referendum sulla cannabis: «Fa male alla mafia, il proibizionismo ha fallito»

Lo scrittore: «Non mi piace fumare ma voglio che le canne siano legali per togliere soldi alle organizzazioni criminali»

Lo scrittore Roberto Saviano oggi sul Corriere della Sera si schiera a favore del referendum sulla cannabis la cui raccolta firme è partita in modo travolgente (anche con lo Spid). «Chi vi scrive non ha nessun culto dell’erba, sono cresciuto circondato da persone che hanno sempre fumato marjuana e hascisc, e nella parte maggiore dei casi se la procuravano dai pusher, in casi più rari riuscivano a coltivare l’erba per uso personale da soli. Non mi piace fumare erba, così come non mi piace bere superalcolici, eppure sono un sostenitore della legalizzazione. Proprio perché non mi piace fumare le canne voglio che le canne siano legali, in questo modo tolgo soldi alle organizzazioni criminali e posso iniziare un ragionamento sui danni (come si è fatto sulle sigarette). Come rendere gli alcolici illegali ha generato immensi profitti alle mafie, allo stesso modo, rendere illegali le droghe leggere ha generato la fortuna delle organizzazioni criminali di tutto il pianeta», dice Saviano.


Lo scrittore aggiunge che un’immensa letteratura scientifica dimostra che queste sostanze non hanno effetti più devastanti dell’alcol e del tabacco: «La ricerca più recente è quella del team di David Nutt (pubblicata su The Lancet) che classifica la pericolosità delle sostanze in base ai fattori del danno fisico e sociale: l’alcol è al 5° posto, il tabacco al 9°, la cannabis al#l’11°. In Italia, l’Istituto superiore di sanità stima che ogni anno muoiano oltre 17 mila persone a causa dell’alcol e circa 93 mila per il tabacco. E ancora, nel dicembre 2020, l’Onu ha rimosso la cannabis dalla tabella delle sostanze più pericolose, riconoscendone e favorendone l’uso medico. A chi vi racconta la stupidaggine “non voglio vivere in uno Stato in cui la droga sia libera” dovete ricordare che la droga è già libera, venduta da migliaia di pusher e controllata da camorra, ’ndrangheta e cosa nostra; con la legalizzazione la sottrai al loro controllo e la poni sotto il controllo dello Stato. E a chi dice “non mi fido dello Stato” domando: ti fidi dei criminali?».


Infine Saviano riporta gli esempi degli stati che hanno legalizzato il consumo di cannabis: «In Canada il consumo di cannabis tra i giovani in tre anni non è aumentato, non ha inciso sugli incidenti stradali, non ha causato disordini sociali. Ha inciso, invece, sulla creazione di posti di lavoro e sulle entrate nelle casse dello Stato. Lo stesso è accaduto in Colorado, il primo stato Usa ad aver legalizzato nel 2021. In Europa la percentuale più bassa di giovani consumatori si trova in Portogallo: 14%. Paese che ha decriminalizzato l’uso di ogni sostanza nel 2001, puntando a interventi sociali invece che repressivi. In Italia il 28% degli studenti ha fatto uso di sostanze nell’ultimo anno. Il 6% dice di aver iniziato prima dei 13 anni. La legalizzazione è finora l’unica misura che ha allontanato i giovani dal consumo e il proibizionismo, sì il proibizionismo, che vi piaccia o meno, ha miseramente fallito».

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