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Bavaglio ai virologi in tv, Antonella Viola: «Abbiate rispetto per il pensiero e la libertà»

L’immunologa: «Se si imbavaglia la libertà di espressione non si fa il bene della collettività»

«Ammetto che non ci potevo credere». Inizia così il commento di Antonella Viola, professoressa Patologia generale dell’Università di Padova, alla vicenda ribattezzata bavaglio televisivo ai virologi. Il deputato Giorgio Trizzino, ex grillino passato al Gruppo misto, ha proposto un ordine del giorno collegato al decreto Green pass bis – accolto dal governo – in cui punta a vincolare la presenza di medici e scienziati in tv a un’autorizzazione rilasciata in precedenza dalla struttura sanitaria presso la quale operano. Trizzino vorrebbe che si introduca una norma affinché «tutti i dipendenti delle strutture sanitarie pubbliche o private possano partecipare alle trasmissioni televisive o radiofoniche e rilasciare interviste previa esplicita autorizzazione della propria struttura di appartenenza». Il motivo? «Ormai sono ovunque – i virologi -, in qualsiasi trasmissione tv, sui giornali. Bisogna mettere un freno a questo show», ha spiegato.


I medici che in questo anno e mezzo di pandemia hanno partecipato con più frequenza alle trasmissioni televisive sono insorti. Matteo Bassetti ha evocato addirittura l’immagine dei regimi totalitaristi: «Io sono professore universitario e come tale parlo quanto voglio e nessuno mi mette il bavaglio, perché altrimenti siamo di fronte al fascismo. Io ho i titoli per parlare del virus e del vaccino, impedirmi di parlare sarebbe gravissimo». Persino Massimo Galli, poco avvezzo alle polemiche che intersecano la politica, ha affermato: «Siamo al grottesco, impedire ai medici di esprimersi è come dire che un avvocato non può discutere di argomenti giuridici in tv». Più duro Andrea Crisanti: «Penso sia una buffonata e che l’idea gli sia venuta dopo una visita in Corea del Nord. Posso pure capire che si è esagerato, ma è un problema di rapporto tra domanda e offerta: c’è una domanda gigantesca da parte delle persone di informarsi, che i media intercettano, e l’offerta viene da chi ha da dire qualcosa».


Cruciani: «Stalinista». Porro: «Da psico-polizia»

Anche i conduttori dei programmi radiotelevisivi hanno protestato contro l’iniziativa di Trizzino. Giuseppe Cruciani de La Zanzara ha parlato di «follia da regime, una cosa quasi stalinista». Nicola Porro l’ha definita come «una scelta illiberale da psico-polizia», mentre Myrta Merlino ha spiegato: «Ho dovuto domandare a Bassetti se gli facessi perdere il posto di lavoro invitandolo». Insomma, scienziati e giornalisti hanno alzato una barricata per difendere la libertà di espressione dei medici. Su La Stampa, Viola ha scritto: «La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Quando la pandemia è scoppiata, il nostro Paese si è ritrovato completamente impreparato: nessun piano pandemico aggiornato, mascherine e guanti esauriti immediatamente, ospedali presi d’assalto, reagenti per la diagnostica introvabili, pochi posti in terapia intensiva e altre gravi carenze che hanno certamente aggravato la situazione già difficile. Eppure la scienza si attendeva che una pandemia così sarebbe arrivata».

Viola: «Non è questo il bene della collettività»

E ha aggiunto: «Chi ha letto il libro “Spillover”, di Quammen, sa che la scienza riteneva non solo che una pandemia si sarebbe verificata ma anche che sarebbe stata causata da un Coronavirus, che sarebbe stata una malattia di tipo respiratorio e persino che il virus avrebbe compiuto il salto nell’uomo in un mercato della Cina. Perché allora non ci siamo preparati adeguatamente per affrontarla? Il motivo è semplice: la scienza non aveva voce, parlava solo agli addetti ai lavori, non è mai arrivata ai cittadini e, quindi, non ha destato l’attenzione alla politica. Se quindi devo cercare qualcosa di positivo nella tragedia che ci ha colpito, lo trovo proprio nella nuova familiarità che gli italiani hanno con noi scienziati, nell’inattesa irruzione della ricerca scientifica nelle case delle persone, nel nuovo ruolo che ha assunto la comunicazione della scienza. Questa nuova voce che ci è stata data dovrà essere utilizzata con responsabilità e al meglio, ma dovrà continuare a parlare per prevenire i futuri disastri. Non è quindi imbavagliando la libertà di espressione degli scienziati che si fa del bene alla collettività. Piuttosto, lo si fa inserendo nelle trasmissioni televisive i giornalisti scientifici, categoria che in Italia è sottoutilizzata. E – ha concluso – non va dimenticato che nulla in campo educativo funziona meglio dell’esempio: se vogliamo vivere in un mondo di cittadini pensanti e liberi, mostriamo loro rispetto per il pensiero e per la libertà».

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