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San Marino depenalizza l’aborto: maggioranza schiacciante per il sì al 77,3%

Via libera all’interruzione volontaria di gravidanza entro la dodicesima settimana. Finora era un reato punito con il carcere da 3 a 6 anni

San Marino ha scelto di depenalizzare l’aborto. Il referendum di oggi, 26 settembre, ha visto i sì prevalere con il 77,3% dei voti. L’affluenza è stata del 41,1%: non c’era necessità di raggiungere un quorum, abolito sempre con un referendum cinque anni fa. Finora, secondo quanto previsto dalla legge, le donne di San Marino non possono abortire neanche se sono in pericolo di vita. Il codice penale punisce l’interruzione di gravidanza con il carcere da tre a sei anni. Il quesito propositivo di iniziativa popolare, al centro del referendum di oggi, chiedeva di introdurre l’interruzione volontaria della gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente nei casi in cui vi sia pericolo per la vita della donna o vi siano malformazioni del feto.


La campagna di avvicinamento al referendum

La campagna di avvicinamento al referendum è stata piuttosto accesa e ha visto fronteggiarsi da una parte le attiviste dell’Unione donne sammarinesi e dall’altra le associazioni Pro Vita. Nei di San Marino i muri sono stati ricoperti di manifesti, talvolta raffiguranti feti ricoperti di sangue o ragazzi affetti dalla sindrome di Down. «Verranno i giorni del dopo-referendum», ha scritto prima del voto dalle pagine Facebook della Diocesi il vescovo di San Marino, Andrea Turazzi. «Il codice penale sammarinese oggi punisce l’aborto come un reato con una pena prevista dai tre ai sei anni di reclusione. Qualunque sia l’esito, ci impegneremo con coerenza per testimoniare il Vangelo della vita per una cultura ed una politica favorevoli alla famiglia, per un sussulto di consapevolezza e di responsabilità. Cercheremo amici per riorganizzare la speranza».


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