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Natale col blackout? I rischi di interruzione dell’elettricità in inverno dopo la stangata sulle bollette

La tempesta perfetta che si è scatenata sull’energia potrebbe portare allo stop delle forniture. Intanto aumenteranno anche pane e pasta

Rischiamo un Natale con il blackout? Dopo i rincari sulle bollette dell’elettricità e del gas che scatteranno dal primo ottobre il pericolo è che la tempesta perfetta che si è scatenata sull’energia porti ad interruzioni di corrente in inverno. Oltre che un calo delle importazioni dalla Cina, che sta già spegnendo le sue fabbriche. La Stampa spiega oggi che la mancanza di energia ha la capacità di creare uno scenario da incubo per l’economia, tagliando la crescita – perché le attività produttive vengono ridotte – e aumentando l’inflazione – perché i prezzi sono alle stelle. A questo bisogna accostare il problema strutturale del rigidissimo inverno scorso che ha praticamente esaurito le scorte precedenti. Oltre alla sfortuna climatica di venti deboli, che ha impedito a paesi come la Norvegia di fornire più energie rinnovabili.


Un dicembre al buio?

Per questo, spiega oggi Francesco Guerrero, l’unica soluzione è quella proposta da Jeff Currie di Goldman Sachs. “Demand destruction”, “distruzione della domanda”, ovvero consumare meno energia. Più facile a dirsi che a farsi. A meno di non essere in Cina, dove il governo ha semplicemente ordinato alle autorità locali di spegnere le centrali elettriche. Intanto nel quarto trimestre (ottobre-dicembre) del 2021 la bolletta dell’elettricità aumenterà del 29,8% per famiglia, mentre quella del gas crescerà del 14,4%. E secondo uno studio dell’Unione Nazionale Consumatori per una famiglia tipo questo significherà spendere su base annua 184 euro in più per la luce e 171 euro per il gas. Una maggior spesa complessiva pari, quindi, a 355 euro. Con gli oltre 3 miliardi di euro stanziati dal governo Draghi si è evitato un aumento maggiore.


Ma, spiega oggi il Corriere della Sera, a preoccupare è lo scenario di medio termine. Le risorse del decreto attutiscono il colpo per un trimestre ma andranno rifinanziate in quello successivo. Mentre il timore di rincari delle materie prime e l’accelerazione della domanda internazionale investono un orizzonte ben più lungo. «La rilevanza e straordinarietà degli interventi decisi dal governo per far fronte ad una situazione di prezzi senza precedenti impongono – ribadisce Arera – l’individuazione di interventi strutturali». Perché altrimenti a gennaio l’Autorità, in assenza di ulteriori interventi straordinari, dovrà avviare un percorso di riallineamento del gettito delle componenti Asos e Arim e degli oneri gas». Lo spettro di nuovi rincari è dietro l’angolo.

Il rischio aumenti per pane e pasta

Dietro l’angolo c’è anche il rischio di aumenti per pane e pasta. Che è direttamente connesso all’incremento del costo delle materie prime per produrli. A sua volta collegato alla crescita del prezzo dell’energia. Marco Lavazza, presidente di Unione Italiana Food, li ribadisce oggi in un’intervista al Corriere della Sera. «La scarsità di materie prime e il loro conseguente aumento dei prezzi, che colpisce anche l’approvvigionamento di energia, potrebbero compromettere la ripartenza. Solo per fare alcuni esempi, il prezzo del caffè verde è aumentato del 50% da inizio anno, i prezzi dei cereali sono ai massimi dagli ultimi 10-15 anni, lo zucchero grezzo sul mercato mondiale è cresciuto del 25%, il prezzo del petrolio al barile è cresciuto del 77% da settembre 2020. Sono problemi che mettono a dura prova le aziende, scoraggiando gli sforzi di tanti imprenditori che arrivano da un anno e mezzo di incertezza».

Secondo Lavazza l’incremento dei prezzi è determinato da tre elementi principali: la pandemia che ha bloccato i flussi, con conseguenti tensioni quando si è ripartiti, come dimostra la scarsità di container attuale; da speculazioni sulle materie prime, anche alimentari; da problemi climatici con scompensi sui raccolti non prevedibili. «Le conseguenze per i consumatori dipenderanno dai comportamenti delle singole aziende e della filiera, in cui ci sono tanti attori. Noi, trasformatori e produttori, siamo disposti a sederci a un tavolo con gli agricoltori e la grande distribuzione per prendere decisioni di filiera con gli altri attori. Ma le tensioni sui prezzi sono forti, è plausibile che qualche aumento possa esserci».

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