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Fake news, effetti sugli adolescenti, rischi per la democrazia: i segreti di Facebook rivelati dalla sua ex manager

37 anni, laureata in ingegneria elettronica, la manager ha lavorato per tutta la sua carriera nelle Big Tech. Nel 2019 è arrivata a Menlo Park. Oggi ha parlato davanti al Senato degli Stati Uniti

«Le Big Tech stanno affrontando la stessa cosa che hanno vissuto le Big Tobacco. Sta emergendo cosa sono veramente». Frances Haugen oggi ha parlato davanti al Senato degli Stati Uniti. Un incontro lungo, in cui l’ex manager di Facebook ha messo in fila tutti i motivi che l’hanno portata prima a trasmettere migliaia di documenti riservati al Wall Street Journal e poi a incontrare i senatori degli Stati Uniti. La metafora di Big Tobacco appartiene a uno di loro, Richard Blumenthal, avvocato e senatore del Partito Democratico per il Connecticut. Ma di paragoni tra Facebook e le altre grandi industrie che sono state regolamentate dalla politica ce ne sono stati tanti. Esempi che hanno cercato di porre rimedio a uno dei punti più complessi di questa vicenda: capire come funziona una macchina così complessa da essere quasi impenetrabile dall’esterno. Ha spiegato Haugen: «È come se il Dipartimento dei trasporti cercasse di regolare le auto semplicemente guardandole guidare lungo l’autostrada».


Chi è Frances Haugen e perché ha testimoniato in Senato

37 anni, laureata in ingegneria elettronica, Frances Haugen viene dall’Iowa. È cresciuta in una famiglia di docenti universitari. Tutti il suo curriculum è nel mondo delle Big Tech. Ha lavorato con Google, prima nelle sezioni Book e AdWords, è passata poi a Yelp, servizio di recensioni di aziende e prenotazione di ristoranti; e poi ancora a Pinterest. Nel 2019 è sbarcata a Facebook, dove è rimasta fino a pochi mesi fa quando si è licenziata e ha presentato otto denunce alla Securities and Exchange Commission, l’ente che negli Stati Uniti si occupa di regolare l’andamento della Borsa. La sua audizione in Senato è stata molto seguita dalla stampa statunitense per tre motivi. Da metà febbraio il Wall Street Journal ha pubblicato una serie di inchieste su Facebook nate da migliaia di documenti riservarti interni all’azienda. Haugen ha rilasciato un’intervista al noto programma 60 Minutes in cui ha anticipato i temi di cui ha parlato oggi e ha rivelato di essere lei la fonte del Wall Street Journal. L’interruzione del servizio di ieri, non correlata con le rivelazioni di Haugen, ha alzato ancora di più l’interesse su tutta la vicenda.


I minori, la democrazia, la disinformazione. Tutte le accuse della whistleblower di Menlo Park

EPA/Matt McClain / POOL | Haugen durante l’audizione in Senato

«Sono qui perché credo che i prodotti sviluppati da Facebook siano dannosi per i bambini, aumentino le divisioni e indeboliscano la democrazia». L’esordio di Haugen in Senato è stato tagliente e le sue dichiarazioni hanno colpito diversi punti della società. Uno su tutti è quello che l’azienda fondata da Mark Zuckerberg sia pienamente a conoscenza di quello succede ai suoi utenti ma non abbia la minima intenzione di muoversi per cambiare le cose: «La leadership dell’azienda sa come rendere Facebook e Instagram più sicuri, ma non apporterà i cambiamenti necessari perché ha messo i suoi profitti astronomici davanti alle persone. Serve un intervento del Congresso».

I punti toccati da Haugen sono quelli anticipati dalle inchieste del Wall Street Journal e riguardano fondamentalmente due punti: gli effetti di Instagram sugli adolescenti e la diffusione dei contenuti inerenti al campo della disinformazione e dell’odio. Secondo i documenti rivelati dalla whistleblower di Menlo Park l’uso di Instagram tra gli adolescenti sarebbe direttamente collegato a sintomi depressivi: «Il 32% delle ragazze adolescenti ha affermato che quando si sentivano male per il proprio corpo, Instagram le faceva sentire peggio». E da questo punto di vista sarebbe ancora più pericolosa Instagram Kids, la versione del social per minori su cui, secondo Haugen, Facebook sta continuando ad investire.

Per quanto riguarda la diffusione di contenuti vicini all’odio o alla disinformazione, secondo Haugen, l’impegno di Facebook per limitarla sarebbe stato solo di facciata. Gli algoritmi per diminuire i post di questo tipo sarebbero stati tolti dopo le elezioni dello scorso novembre: «Non appena sono finite le elezioni, hanno fatto marcia indietro per dare priorità alla crescita sulla sicurezza. Questo mi sembra davvero un tradimento della democrazia». L’effetto dell’allentamento avrebbe avuto una conseguenza concreta: le rivolte che lo scorso gennaio hanno invaso Capitol Hill.

Il gigante da 3,5 miliardi di utenti

Calcolando tutte le piattaforme gestite da Facebook, il numero di utenti che transitano sui suoi server è di 3,5 miliardi. Abbastanza per garantire alla piattaforma un ricavato vicino ai 30 miliardi di dollari solo negli ultimi sei mesi. Le proporzioni di Facebook come azienda sono immense e hanno permesso al suo fondatore Mark Zuckerberg di diventare il quinto uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato di 97 miliardi di dollari. Tra Bill Gates, fondatore di Microsoft, e Warren Buffet, l’oracolo di Omaha. Dimensioni enormi che hanno permesso all’azienda di uscire indenne da da una lunga serie di scandali, non ultimo quello di Cambridge Analytica nel marzo 2018.

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