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«Facebook alimenta l’odio on line e tradisce la democrazia»: l’accusa dell’ex dipendente a Zuckerberg

Frances Haugen: l’azienda controlla la circolazione della disinformazione sulla piattaforma

Facebook? «Tradisce la democrazia». Parola di whistleblower: una ex dipendente del colosso dei social media ha raccontato in questi giorni come la sua ex azienda controlla la circolazione della disinformazione sulla sua piattaforma. A parlare è Frances Haugen, che – dopo aver lasciato Facebook nei mesi scorsi, ha parlato con Cbs News e ha raccontato quello che sapeva. Per esempio che la società di cui Mark Zuckerberg è fondatore e amministratore delegato ha utilizzato sì “sistemi di sicurezza” per controllare la disinformazione prima delle elezioni presidenziali americane dello scorso anno, ma – dando priorità alla crescita rispetto alla sicurezza, li ha poi perlopiù rimossi. E creando una situazione che, a detta della whistleblower, avrebbe portato all’escalation culminata nell’assalto al Congresso del 6 gennaio scorso.


La confessione di Frances Haugen

«Ho visto più e più volte che c’erano conflitti di interesse tra ciò che era buono per il pubblico e ciò che era buono per Facebook, e Facebook più e più volte sceglieva di ottimizzare i propri interessi, come fare più soldi”, racconta Haugen – che non è la prima fonte interna a parlare e denunciare quello che accade all’interno dell’azienda di Menlo Park – a 60 minuti. I contenuti d’odio creano engagement. E l’engagement assicuta maggiore permanenza sulla piattaforma, spiega l’ex dipendente. Il corrispondente di 60 Minutes Scott Pelly ha citato un documento interno di Facebook dicendo: «Abbiamo conferma da una varietà di fonti che i discorsi che incitano all’odio, quelli politici divisivi e la disinformazione su Facebook e la sua famiglia di app stanno influenzando le società di tutto il mondo».


Il colosso dal canto suo rigetta le accuse e afferma che è «ridicolo» incolpare i social media per quanto accaduto al Congresso a gennaio. Circa un mese fa Haugen ha presentato svariate denunce alla Securities and Exchange Commission, sostenendo che la società sta nascondendo ricerche sulle sue carenze agli investitori e al pubblico. La donna, che ha iniziato a lavorare a Facebook nel 2019 dopo aver lavorato per altri giganti della tecnologia come Google e Pinterest, testimonierà martedì davanti alla sottocommissione del Senato per la protezione dei consumatori, la sicurezza dei prodotti e la sicurezza dei dati. L’ex dipendente ha anche condiviso i documenti con il Wall Street Journal, che ha pubblicato un’indagine in più parti che racconta che Facebook era a conoscenza dei problemi con le sue app, compresi gli effetti negativi della disinformazione e il danno causato, in particolare alle ragazze, da Instagram.

La causa del Fondo dei dipendenti

Non solo: secondo il giornale Facebook avrebbe pagato 5 miliardi di dollari nell’ambito di un accordo segreto con la Federal Trade Commission americana per proteggere Zuckerberg dalle ricadute legali dello scandalo Cambridge Analytica in merito all’utilizzo e alla condivisione non autorizzate delle informazioni personali degli utenti di quel social media. Il risvolto emerge dalle più di 200 pagine di documenti riservati pubblicati in relazione alla causa intentata dal Ersri, ovvero il Fondo previdenziale dei dipendenti del Rhode Island, presso una corte statale nel Delaware. Ersri è infatti uno degli investitori istituzionali di Facebook e sostiene che il patteggiamento riservato di 5 miliardi di dollari avrebbe danneggiato l’azienda, violando quindi gli obblighi fiduciari di Facebook nei confronti del fondo previdenziale e degli altri investitori.

Il Fondo vuole che i vertici dell’azienda ammettano di aver «agito impropriamente» e spera di ottenere il pagamento di un risarcimento. Ma il danno finanziario resta difficile da provare, giacché nel periodo che va dall’accordo con l’Ftc alla sua concreta attuazione a luglio, il prezzo unitario delle azioni di Facebook è infatti passato da 198 a 350 dollari. Secondo la documentazione l’amministratore delegato, la direttrice operativa Sheryl Sandberg e altri manager avrebbero detto sì a un accordo extra-giudiziale multimiliardario con l’Ftc, uno scambio «teso a proteggere Zuckerberg dal coinvolgimento diretto nei procedimenti dell’agenzia e da qualsiasi imputazione personale, e persino dall’obbligo di deposizione».

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