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Tra Calenda e Conte volano stracci, l’asse M5s-Pd scricchiola. L’ex ministro: «Qualunquista, da lui mai un ragionamento interessante»

Il leader di Azione ha risposto così all’accusa di essere un politico autoreferenziale: «Detesto le giravolte – del leader del M5s – da sovranista a riformista a seconda dell’opportunità»

Il candidato del Pd approdato al secondo turno per le comunali di Roma, Roberto Gualtieri, ha ricevuto l’endorsement di Carlo Calenda: «Non farò né alleanze né apparentamenti, ma penso sia giusto andare a votare al ballottaggio e sicuramente non voterò Michetti ma voterò Gualtieri, perché mi corrisponde di più». Il leader di Azione ha scelto di esporsi per l’ex ministro dell’Economia dopo la promessa che, nell’eventuale giunta Dem, non saranno presenti assessori del Movimento 5 stelle. La notizia, che da un lato ha fatto esultare il Nazareno – Calenda porta in dote più del 19% di preferenze -, dall’altro ha posto l’ennesimo ostacolo all’alleanza giallorossa, che non decolla. E Giuseppe Conte, che sulla comunione di prospettive con il Pd ha puntato sin da quando il suo secondo governo è entrato in crisi, ha un problema in più con l’elettorato grillino più purista, il quale non riesce ad accettare l’intesa strutturale con i Dem.


«Calenda ha chiesto a Gualtieri di tenere fuori i 5 stelle da un eventuale giunta? Lui sta facendo un suo percorso politico autoreferenziale – ha commentato l’ex presidente del Consiglio -, e noi glielo facciamo fare tranquillamente: siamo orgogliosamente forti della nostra storia e della nostra tradizione, lui si affaccia adesso alla politica». A stretto giro, è arrivata la replica di Calenda all’invettiva di Conte: «Conte mi ha attaccato spiegando la sua magnifica storia di coerenza e serietà. Per essere chiari, considero Conte campione di qualunquismo e trasformismo. Non gli ho mai sentito fare un ragionamento interessante o affrontare una questione con competenza». E nello stesso thread di Twitter, ha sintetizzato così la breve parabola politica di Conte: «Detesto le sue furbizie sui decreti sicurezza e le sue giravolte da sovranista a riformista a seconda dell’opportunità».


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