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Remuzzi: «Il Green pass? Va esteso ancora. I giovani? Commovente la loro corsa al vaccino» – L’intervista

Il direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri analizza l’attuale fase della pandemia e spiega perché non bisogna abbassare la guardia: «Arrivare al più presto al 90% di popolazione immunizzata»

«Una terza dose per tutti? Al momento no, ma è verosimile che prima o poi arriveremo agli 80enni e ai 60enni e che poi ci sarà un richiamo ogni anno. Il Green pass, invece, andrebbe esteso il più possibile, dobbiamo arrivare al 90 per cento di copertura vaccinale». A parlare a Open è l’immunologo e direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, che fa il punto della situazione Covid in Italia. La certificazione verde anti-Covid «è una questione di libertà, tutto il contrario di chi dice che la limita. Con il Green pass siamo liberi di andare al cinema, al ristorante, non possiamo essere liberi di danneggiare gli altri. Chi non è vaccinato ha un’altissima probabilità di contagiare altre persone. Dunque sì, va esteso, la gente si abituerà e non se ne accorgerà più. Non possiamo di certo aspettare che tutti se ne convincono, altrimenti non faremo più niente». A dare una lezione agli adulti, specialmente agli over 50 che restano i più scettici, sono stati i ragazzi: «Una lezione di vita e di scienza, hanno risposto in maniera commovente alla proposta di andarsi a vaccinare».


«Al momento nessuna mutazione del virus sfugge al vaccino»

«Noi potremmo stare tranquilli quando arriveremo al 90 per cento, inclusa la fascia dai 12 anni in su e pian piano ci stiamo avvicinando. Ora l’incognita è che possiamo importare delle mutazioni dall’estero. Se non vacciniamo tutto il mondo, allora arriverà anche da noi un virus che proviene da altre parti del mondo – ha continuato -. In questi mesi abbiamo pensato solo a noi, nonostante i vaccini siano ormai presenti in grandi quantità». Per Remuzzi, comunque, «al momento non ci sono mutazioni del virus che sfuggono al vaccino» ma nulla può essere escluso in futuro. L’obiettivo, adesso, deve essere quello di vaccinare quante più persone possibili: «Tra gli scettici ci sono anche medici che mettono in discussione l’efficacia del vaccino. Questa cosa mi fa davvero cadere le braccia».


«Non abbiamo mai creduto abbastanza nella scienza»

All’approvazione del vaccino e alla successiva distribuzione si è arrivati grazie al contributo degli scienziati di tutto il mondo. Un tema, quello della ricerca scientifica, che in epoca Covid è tornato alla ribalta considerate le poche risorse destinate a un settore fondamentale per lo sviluppo del Paese: «Non abbiamo mai creduto abbastanza nella scienza. Il Pnrr è il primo passo verso un cambio di rotta. Questi soldi, però, bisognerà spenderli bene ed è questo il vero problema». «La fuga dei cervelli all’estero è un enorme problema – ha proseguito Remuzzi – dobbiamo essere capaci di attrarre persone dall’estero. Perché un ricercatore all’estero riesce a farsi una famiglia e a guadagnare di più e qui, nel nostro Paese, no? Basta con l’idea che un ricercatore debba guadagnare pochissimo, questo vale anche in altri settori come nel caso degli infermieri».

Remuzzi, che era nella giuria del concorso Mad for Science, la gara che ieri 7 ottobre ha premiato gli aspiranti ricercatori, ha spiegato che il progetto vincitore era quello che «sul piano tecnico conteneva gli aspetti più interessanti, con una ricaduta sull’ambiente». Ed è proprio l’ambiente «uno dei temi su cui si continua a parlare», specialmente tra i più giovani. «I ragazzi ci vedono come gli adulti che non hanno fatto niente, che hanno creato un ambiente degradato, e hanno ragione. Finora, però, hanno parlato e fatto talvolta azioni individuali discutibili come andare in barca a vela negli Stati Uniti. Questo non risolve i problemi dell’ambiente». «I ragazzi – ha concluso – hanno capito quanto siano drammatici i fenomeni naturali a cui stiamo assistendo, che rischiano di aumentare sempre di più. Vuol dire che l’anno prossimo saranno quattro volte di più. Ora, dunque, non c’è più bisogno di parlare, bisogna passare dalle parole alla testimonianza».

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