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Da Brexit a Polexit, la nuova minaccia all’Unione Europea arriva da Varsavia

Secondo il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, «il posto della Polonia è e sarà nella famiglia delle nazioni europee». Ma non è chiaro a quali condizioni vorrebbe restare

La Brexit ha aperto un varco che fino al 1° febbraio 2020 nessuno aveva mai attraversato: quello per uscire dall’Unione Europea. Nonostante il percorso del Regno Unito sia stato complesso e non privo di conseguenze, in molti Stati sono nati movimenti che puntano a spingere il proprio Paese fuori dai confini dell’Unione. Questa situazione rischia di replicarsi anche in Polonia, dove uno dei principali capisaldi dell’accordo che lega gli Stati dell’Ue è stato messo in dubbio. Il 7 ottobre la Corte Costituzionale ha stabilito che ogni legge imposta dall’Unione può essere applicata in Polonia solo se è conforme alla legge di questo Stato. Un passaggio non da poco, visto che uno dei punti che legano i Paesi di questa alleanza è proprio quello basato sul principio per cui le leggi europee valgono per tutti nello stesso modo: devono essere recepite e applicate. L’esatto opposto di quello che propone Varsavia che a questo punto si dirige verso una “Polexit giudiziaria”.


Nonostante il pronunciamento della Corte, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki assicura che la Polonia vuole rimanere nell’Unione: «Il posto della Polonia è e sarà nella famiglia delle nazioni europee». Non solo. Morawiecki ha spiegato anche che l’adesione al blocco occidentale è stato «uno dei momenti salienti degli ultimi decenni». La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha chiarito però che non ci può essere cooperazione se gli impegni non vengono rispettati da tutti: «I nostri trattati sono molto chiari. Tutte le sentenze della Corte di giustizia Ue sono vincolanti e la legge Ue ha il primato sulla legge nazionale. Useremo tutti i poteri che abbiamo ai sensi dei trattati per assicurarlo. Sono profondamente preoccupata. Ho dato istruzione ai servizi della Commissione di fare un’analisi approfondita e veloce».


Il problema della scelta della Corte Costituzionale

Nonostante le dichiarazioni di Morawiecki la richiesta di un parere alla Corte Costituzionale è partita proprio da un quesito sottoposto dal primo ministro. René Repasi si occupa di diritto dell’Unione europea all’università di Rotterdam e sul quotidiano The Guardian ha commentato così quello che sta succedendo in Polonia: «È una rivoluzione dal punto di vista legale. Questo è il passaggio per un’uscita dall’Unione europea almeno per quanto riguarda la parte legale». I toni della Commissione Ue non sono stati leggeri: «Le sentenze della Corte di giustizia europea sono vincolanti per tutte le autorità degli Stati membri, compresi i tribunali nazionali. Non esiteremo a fare uso dei suoi poteri ai sensi dei trattati per salvaguardare l’applicazione uniforme e l’integrità dell’Unione». Anche il presidente del Parlamento Ue David Sassoli è sulla stessa linea: «I valori della pace e della libertà contraddistinguono il nostro continente. So che in questo momento alcuni Paesi ci fanno soffrire e ci auspichiamo che rivedano le loro posizioni ma non possiamo permettere che nessuno dei 27 Paesi membri violi i trattati. Noi saremo totalmente inflessibili».

Meloni: «La pensiamo come i polacchi. In Europa a testa alta»

La solidarietà a Varsavia arriva invece da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Secondo Meloni infatti: «FdI la pensa come le Corti costituzionali tedesca, polacca e altre: la Costituzione voluta, votata e difesa dal popolo italiano viene prima delle norme decise a Bruxelles. Perché si può stare in Europa anche a testa alta, non solo in ginocchio come vorrebbe la sinistra». Stesse posizioni anche tra le fila della Lega. Il deputato del Carroccio Claudio Borghi ha pubblicato un tweet in cui dice: «A quelli che si scandalizzano perché la Polonia ha affermato in modo SACROSANTO che il suo diritto prevale su quello UE, ricordo che era un punto programmatico sia della coalizione di centrodestra (capito amici di FI?) Che del contratto di governo con il M5S».

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