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I portuali di Trieste: «Bloccheremo tutte le operazioni al porto ma niente scontri con la polizia» – L’intervista

A Open parla il portavoce dei portuali di Trieste, diventati capifila del movimento contro il Green Pass: «Dal 15 ottobre il porto di Trieste non sarà operativo a partire dalle 7»

Non hanno intenzione di fare un passo indietro. I portuali di Trieste sono determinati e disposti a tutto pur di non esibire dal 15 ottobre il Green pass per andare a lavorare. Sono pronti a bloccare il porto, a mettersi contro tutto e tutti e, dunque, a rischiare anche il loro posto di lavoro. Non hanno accettato nemmeno che fossero le aziende a pagare loro i tamponi così da presentarsi muniti di certificazione verde anti-Covid da venerdì prossimo. «Dal 15 ottobre il porto di Trieste non sarà operativo a partire dalle 7. Vedremo cosa fare quando saremo lì. Questo Green pass è incostituzionale, un ricatto dello Stato italiano che vuole portare le persone a vaccinarsi. Questo “accomodamento” (quello dei tamponi gratuiti pagati dalle aziende, ndr) creato per i lavoratori portuali non è giusto. E gli altri lavoratori? Di loro si sono dimenticati tutti. Con che faccia ci facciamo pagare i tamponi sapendo che tutti gli altri dovrebbero pagarselo di tasca propria?», spiega a Open Stefano Puzzer, portavoce dei portuali di Trieste.


«Saremo migliaia, bloccheremo tutto fino a quando non sparirà il Green pass»

«Io non vorrei vedere colleghi restare a casa solo perché hanno fatto una libera scelta, cioè quella di non vaccinarsi. Questo non è giusto. Da qui la decisione di bloccare tutto fino a quando non toglieranno questo Green pass. Nei fatti bloccheremo tutte le operazioni in entrata e in uscita nel porto di Trieste», aggiunge Puzzer. E se le forze dell’ordine venissero disposte a protezione del porto? «Non andremo allo scontro. Saremo un migliaio. Quello che è certo è che non ci spostiamo di un millimetro». Il 40 per cento dei portuali a Trieste, sempre secondo le loro stime, sarebbe non vaccinato. Puzzer, invece, ha scelto la strada di immunizzarsi dal virus: «Io il vaccino l’ho fatto ma sono solidale coi colleghi». Il loro lavoro, intanto, prosegue: «Non è vero che stiamo solo all’aperto. Noi, ad esempio, ci troviamo spesso su mezzi non sanificati, in aree comuni non sanificate. Sui mezzi abbiamo soltanto uno spruzzino e della carta». Insomma, la rabbia è tanta e ce lo conferma anche Sandi Volk, un altro portavoce dei portuali triestini, raggiunto telefonicamente da Open.


«15 tamponi al mese? Sì ma tutto sulle nostre spalle»

Anche lui si è vaccinato: «Il Green pass non è una misura sanitaria ma discriminatoria. Non c’entra nulla con la sanità. Non ha alcun senso e pesa sulle spalle dei lavoratori che dovranno farsi 15 tamponi al mese a un costo medio di 15 euro (Volk sostiene di non aver ricevuto, almeno fino ad ora, alcuna proposta formale di pagamento dei vaccini da parte delle aziende, ndr)». Numeri alla mano, si tratta di 225 euro ogni 30 giorni. «Mettano l’obbligo vaccinale. Noi portuali abbiamo scioperato persino per avere le mascherine e ora ci rompono le scatole per il Green pass», tuona Volk che, nonostante sia vaccinato, si dice «scettico». «Mi dicevano che non avrei preso il Covid e che non potevo contagiare altri, poi ho scoperto che non era così. Prima dicevano che la certificazione verde sarebbe durata 6 mesi, ora 12. A questo punto non gli credo più e non so che conseguenza possa avere questo vaccino», conclude. Al momento non è dato a sapersi quanti e quali porti aderiranno alla protesta, oltre a quello di Trieste. Una cosa è certa: l’agitazione è appena cominciata.

Foto in copertina da TWITTER

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