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Green pass al lavoro, le aziende che pagheranno i tamponi ai non vaccinati: «Così salviamo la produzione»

Da Piquadro all’Ex Ilva di Taranto, dalla Ducati a NaturaSì, ecco gli imprenditori che sfidano il «no» di Confindustria e si preparano al rimborso per tutti

Da oggi scatta l’obbligo di Green pass per tutti i lavoratori italiani. All’ingresso di uffici, fabbriche e studi professionali sarà necessario esibire la Certificazione Covid-19 per attestare la propria immunizzazione tramite vaccino o la propria negatività al virus tramite tampone, effettuato entro le 48 ore precedenti. È proprio su quest’ultimo punto che i dipendenti non vaccinati continuano a battere i piedi, chiedendo al governo e ai datori di lavoro test gratuiti per tutti. «Il costo del tampone non può essere a carico dell’azienda ma del lavoratore che lo deve fare», tuona però il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, mentre da parte del governo si attende un rafforzamento del credito d’imposta del 30% sulle spese di sanificazione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nell’attesa, e nonostante le resistenze, una parte del mondo imprenditoriale nelle ultime ore ha cominciato a fare da sé comunicando di voler pagare i test rapidi ai propri addetti non vaccinati. al fine di non mettere a rischio il ritmo produttivo dell’azienda. Lo scopo è quello di non mettere a rischio il ritmo della produzione, tenere tutti i dipendenti al loro posto preservando così l’operatività di uffici e fabbriche.


Le aziende pronte al rimborso

Per diverse realtà imprenditoriali l’introduzione del Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro non rappresenterà un reale contraccolpo organizzativo: l’azienda di valigeria Piquadro ha fatto sapere che pagherà il tampone a tutti gli addetti che ne faranno richiesta. Anche Ducati Motor, insieme ad altre aziende metalmeccaniche del Bolognese, sosterrà le spese per i test allineandosi alla strategia anche di Toyota Material Handling e Bonfiglioli che ha addirittura previsto uno sportello per ogni stabilimento adibito all’esecuzione dei test antigenici rapidi. Nell’elenco delle realtà imprenditoriali decise a sostenere i costi dei tamponi al posto dei dipendenti, c’è anche L’ex Ilva di Taranto che assicurerà il Green pass a circa 1.600 operai attualmente non vaccinati. L’organizzazione prevederà anche ingressi separati e ambulatori medici attivi dal lunedì al sabato tutta la giornata.


L’approccio dell’industria Ima, produttrice di macchine automatiche è invece più soft: tamponi rimborsati per un mese soltanto, al fine di dare un ulteriore ultimo tempo ai non ancora vaccinati. Stessa cosa per la Sailmaker delle Marche – azienda specializzata in tessuti della nautica – che garantirà test gratis a tutti i dipendenti fino alla fine dell’anno. «Vogliamo evitare le lotte e le divisioni che purtroppo il virus ha esasperato nella relazione tra le persone, nel dibattito pubblico e nelle aziende. Per questo siamo intenzionati a contribuire al costo dei test previsti dalla legge». A dirlo è Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì. Una scelta che in questo caso permetterà a 1.600 dipendenti in oltre 300 negozi su tutto il territorio di poter continuare a lavorare.

Chi invece non vuole pagare

Tra le aziende che non vogliono pagare le spese invece c’è Kiko: i 2.500 addetti attualmente senza vaccino rappresentano il 15% del totale dei lavoratori. Per loro non sarà previsto alcun rimborso e ogni 48 ore dovranno provvedere autonomamente all’esecuzione di un tampone antigenico rapido. Stessa politica anche per la Isocell di Laives, in provincia di Bolzano, ma con un’azione strategica di incentivo in più: a tutti i dipendenti che si vaccineranno l’azienda ha promesso un bonus di 500 euro in busta paga a dicembre e un giorno di ferie in aggiunta.

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