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Green pass obbligatorio, ora l’emergenza è sui tamponi. Allarme della Cgia: «Da lunedì 2 milioni non potranno lavorare»

«Le farmacie e le strutture pubbliche e private non sono in grado di compiere giornalmente un numero di test sufficienti per coprire la domanda», scrivono

Da lunedì 18 ottobre due milioni di lavoratori «non potranno andare a lavoro perché impossibilitati a farsi il tampone» necessario per ottenere il Green pass e, dunque, accedere al lavoro (la certificazione verde è obbligatoria dal 15 ottobre). La denuncia viene sollevata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre. Le farmacie e le strutture pubbliche e private, infatti, non sarebbero «in grado di compiere giornalmente un numero di test sufficienti per coprire la domanda» con il pericolo (e la conseguenza) di lasciare a casa i lavoratori «senza retribuzione». Tra l’altro, chi ha deciso di non vaccinarsi contro il Covid dovrà rinnovare il Green pass ogni due giorni, quindi dovrà sottoporsi circa 15 volte al mese al test. «Ce ne vorrebbero fino a 700 mila al giorno», scrivono dalla CGIA. Le strutture reggeranno questo “stress”? E i lavoratori potranno avere tutti i tamponi per ottenere il Green pass e, dunque, evitare la sospensione dal lavoro (poiché non immunizzati al virus)?


L’osservatorio contro il certificato

Il Green pass, così come è stato pensato, rappresenta non solo «un problema economico e sociale che rischia di mettere a repentaglio la tenuta produttiva di moltissime attività economiche» ma «costituisce anche una violazione del diritto al lavoro». «Lo Stato deve garantire la possibilità di fare il tampone» a chi non vuole farsi il vaccino, diversamente – spiegano – «lede il diritto al lavoro». Il governo Draghi, a questo punto, sempre secondo l’ufficio studi della CGIA di Mestre, «ha due possibilità»: «Stabilire che il Green pass si ottiene solo attraverso l’inoculazione del vaccino o mobilitare Esercito e Protezione civile affinché vengano diffuse su tutto il territorio nazionale delle unità mobili in grado di fare i test». La regione che rischia di più – concludono – è la Sicilia che ha all’incirca 625 mila non vaccinati, ovvero il 24,3 per cento. A seguire Calabria, Bolzano e Valle d’Aosta. Vanno meglio Lombardia, Lazio e Toscana.


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