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Green pass sul lavoro, gli sconti sui tamponi e gli scioperi in tutta Italia: «Il blocco è già iniziato»

Oggi, venerdì 15 ottobre entra in vigore il Green pass obbligatorio sul lavoro. Ma arrivano anche gli sconti sui tamponi. Il fronte del porto di Trieste guida la protesta. Il rischio trasporti pubblici e scaffali vuoti nei supermercati

Oggi, venerdì 15 ottobre, è il giorno del Green pass obbligatorio sul lavoro per i dipendenti pubblici e quelli privati. Ma è anche il giorno degli scioperi e delle manifestazioni No Green pass. E mentre il Dpcm 12 ottobre pubblicato in Gazzetta Ufficiale vede saltare un paletto per i datori di lavoro (niente limite di 48 ore per le verifiche sui dipendenti: questo significa che la Certificazione Verde Covid-19 si potrà richiedere anche per i sei mesi successivi) arrivano gli sconti sui tamponi. Di fronte alla richiesta dei sindacati, il governo Draghi ha deciso che valuterà ulteriori detrazioni rispetto al credito d’imposta al 30% ora a disposizione delle aziende. La misura, che non dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri oggi, non potrà però coprire l’intero costo del tampone, perché il governo non intende farsi carico di questa spesa per chi sceglie il no al vaccino.


Il no del governo ai tamponi gratis

Questa è l’unica concessione che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha deciso di fare alla protesta. Per il resto il governo tira dritto: Repubblica spiega che se c’è una cosa che il premier non intende negoziare nelle prossime due settimane – quelle che promettono proteste dei no pass e il possibile assedio di piazza al G20 – è il suo approccio. Il che vuol dire non arretrare di fronte alla minaccia di blocchi di porti e autostrade, difendendo l’afflusso di merci nel Paese. Vuol dire assicurare la circolazione lungo le reti di trasporto. E, ovviamente, garantire la sicurezza delle piazze: si mostrerà la massima fermezza verso chi non manifesta pacificamente e intende violare le regole. Non saranno tollerati cortei non autorizzati, né avallati sit-in che da statici muovono verso aree non autorizzate.


Intanto ieri l’agenzia di stampa Aifa si è detta pronta a sbloccare i vaccini finora non autorizzati in Europa: Sinovac e Sputnik. E, racconta oggi La Stampa, il ministro della Salute Roberto Speranza è pronto a emanare a breve un’ordinanza che sanerà tutti i lavoratori stranieri in Italia senza Green pass perché immunizzati con quei vaccini fino ad ora non validi al fine del rilascio della certificazione verde. E il ministro della Cultura Dario Franceschini conferma al giornale che «la linea tracciata non si cambia, sta producendo i risultati. L’introduzione del primo Green Pass ha fatto aumentare i vaccini. Dal 15 ottobre se aumenteranno i luoghi in cui il certificato sarà necessario, aumenteranno ancora di più le persone che vinceranno la paura e si vaccineranno. È la strada giusta, non vedo il motivo di cambiarla».

Il fronte del porto

Poi c’è l’altro fronte. Ovvero quello degli scioperi generali e delle manifestazioni in programma per oggi. L’epicentro della protesta è il porto di Trieste, dove però lo sciopero generale è nel frattempo diventato presidio. L’ultima assemblea serale del Coordinamento dei lavoratori del porto (Cldt) ha visto la partecipazione di poche centinaia di lavoratori: non abbastanza per bloccare uno scalo in cui lavorano oltre 1.500 persone. Il Clpt (Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste) da ieri sera alle 18 è riunito in assemblea all’interno del porto. «Di fatto il blocco è già iniziato – dice uno dei portuali oggi a La Stampa -, hanno scelto di stare in una zona internazionale, se si controlla quella, si ferma tutto». Nessuno è riuscito a far desistere i manifestanti. Né i tentativi di mediazione del presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino (che ha minacciato anche le dimissioni). né l’offerta di tamponi gratuiti arrivata con la mediazione del Viminale e che ha causato frizioni tra Luciana Lamorgese e Draghi. La linea ufficiale dei contestatori resta quella espressa dal leader Stefano Puzzer: «O il governo revoca l’obbligo del certificato per tutti i lavoratori italiani o andremo avanti con un blocco a oltranza».

Gli scioperi di venerdì 15 ottobre

Ma Trieste non è l’unico fronte aperto. Il sindacato Fisi ha proclamato cinque giorni di sciopero generale a partire dal 15 ottobre. «Come prevedono le norme vigenti saranno garantiti, nel corso delle 5 giornate di sciopero, i servizi minimi essenziali e in particolare le urgenze, mentre le attività programmabili potranno subire riduzioni conseguenti all’adesione allo sciopero da parte degli operatori», fa sapere il sindacato. L’onorevole ex M5s Sara Cunial ha chiamato uno “Sciopero generale del lavoro e del consumo” con annessa manifestazione in piazza Bocca della Verità. La location è cambiata su insistenza della Questura di Roma perché piazza dei Santissimi Apostoli è troppo vicina a Palazzo Chigi e al Parlamento. «E anche in ogni altro luogo, si va avanti ad oltranza: in difesa del Diritto allo studio e al Lavoro. In difesa della nostra Costituzione», recita il volantino che pubblicizza la manifestazione. Il fronte dei No Green pass su Telegram invece minaccia di presentarsi a Trieste per aiutare i portuali. Altre manifestazioni sono annunciate a Milano (davanti al tribunale alle 10, all’università e davanti alle sedi Rai), Firenze (un corte da Santa Maria Novella), Cagliari (piazza del Carmine), Mestre (piazza Ferretto).

Gli scaffali vuoti dei supermercati

Poi c’è il problema del Green pass nella logistica. I sindacati dei trasporti calcolano cifre che, se confermate, porterebbero alla paralisi di interi settori . «Il Green pass riverserà sulla testa delle imprese di autotrasporto più di 70 milioni al giorno», sostiene Trasportounito, secondo cui «i maggiori costi deriveranno dalla mancata produttività degli autisti che non saranno più impiegabili e non sostituibili per carenza di personale». Ciò potrebbe anche comportare «ritardi delle consegne, circa 320.000 ore al giorno in più rispetto allo standard giornaliero». E Coldiretti aggiunge: «Con l’85% dei trasporti commerciali che in Italia avviene su strada, lo stop di camion e tir mette a rischio la spesa degli italiani soprattutto per i prodotti più deperibili come il latte, la frutta e la verdura che non riescono a raggiungere gli scaffali dei mercati». I grandi gruppi della distribuzione organizzata, Coop ed Esselunga in testa, non vedono però criticità legate alle forniture per eventuali blocchi nel trasporto merci. Proprio per permettere approvvigionamenti gli autotrasportatori provenienti dall’estero e non in possesso del lasciapassare (o vaccinati con sieri non riconosciuti), potranno comunque accedere – come già previsto dalle regole – ai luoghi di carico e scarico delle merci, ma non potranno partecipare alle operazioni.

I trasporti pubblici a rischio

Criticità si profilano anche sul fronte dei trasporti pubblici, dove tra i dipendenti la percentuale di non vaccinati va dal 10% al 20%. A Milano, oltre ai 272 lavoratori del settore che hanno dichiarato la loro non disponibilità a rispettare l’obbligo di presentazione del certificato verde, l’azienda locale del Tpl ha registrato un aumento del 15% di personale in malattia. Stesso tipo di cifre, ferie comprese, del 10-12% a Roma: nella Capitale Atac per prevenire eventuali problemi al servizio monitorerà i picchi di assenteismo. A Verona e Genova invece si prevede il 10% di assenze. Messi di fronte alla prova del Green pass molti impiegati hanno quindi scelto la protesta passiva: disertare per problemi di salute. Il tutto rischia di diventare uno sciopero mascherato con gravi disagi annessi per gli utenti.

I numeri del Green pass

Quanto ai dati, sul tavolo di Palazzo Chigi arriva un report della struttura commissariale secondo cui le prime dosi sono cresciute del 46%, rispetto al trend atteso in assenza di obbligo. 559.954 prime dosi in più dall’introduzione della misura il 16 settembre. L’Italia è sopra la media di Francia e Germania, con l’85,11% di vaccinati con una dose, circa 46 milioni di over 12. L’effetto, notano dal governo, è una spinta ulteriore a svuotare le terapie intensive. E a evitare che un’economia in ripresa sia costretta di nuovo a rallentare. Vengono anche osservati sondaggi come quello di Swg per la7 secondo cui il 65% sarebbe favorevole al Green pass, contro il 25% di contrari. Se fallisse questa misura non resterebbe che valutare l’obbligo di vaccino. Un tema che però non è oggi all’ordine del giorno.

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