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Insulti a Liliana Segre, Capitani si scusa: «Preso dall’impeto. Ma perché non si schiera contro la persecuzione dei No vax?»

Dopo le parole ingiuriose pronunciate sul palco di Bologna durante la manifestazione No Green pass, l’attivista scrive una lettera aperta alla senatrice

Dopo le frasi ingiuriose contro Liliana Segre pronunciate dal palco davanti a centinaia di persone rimaste indifferenti, l’attivista No Green pass Gian Marco Capitani ora chiede scusa con una lettera aperta. Sul palco di Bologna aveva definito la senatrice come «una donna che ricopre un seggio che non dovrebbe avere perché porta vergogna alla sua storia e che è Liliana Segre, che dovrebbe sparire da dove è». Ora Capitani prova a discolparsi disegnandosi preda «dell’impeto del momento» e colpevole di aver usato un termine sbagliato. Il riferimento del leader No Green pass è al verbo «sparire», secondo Capitani l’unica cosa infelice delle sue esternazioni. «Ho detto che lei dovrebbe “sparire da dov’è”. Il termine “sparire” è stato certamente infelice e mi dispiace non essermi espresso in modo più appropriato. La mia opinione è semplicemente legata al ruolo di presidenza della commissione per il contrasto dell’intolleranza da Lei ricoperto», spiega Capitani nella lettera rivolta alla senatrice e poi continua: «In quel ruolo ritengo che Lei abbia il dovere di esprimersi contro ogni violenza, anche se è rivolta a chi non la pensa come Lei».


«Perché non ci difende?»

A proposito delle accuse di antisemitismo riservategli dopo il discorso in piazza, Capitani rifiuta ogni tipo di etichetta razzista. «Non sono un razzista, non ho mai negato la Shoah e di certo non sono antisemita. Ho provato ad interloquire con Lei nella certezza di poter trovare ascolto e mi son ritrovato giudicato per una singola parola». La lettera del No Green pass continua rivolgendosi ancora alla senatrice: «Nell’ultimo anno e mezzo non si contano le frasi violente e le istigazioni alla violenza espresse nei confronti di chi ha una diversa opinione sulla campagna di vaccinazione di massa in corso. Ecco, Senatrice, su questo avrei tanto voluto sentire la Sua voce, una parola di ferma condanna nei confronti di chi ha scatenato una sorta di caccia all’uomo. Questa non è violenza? Non è discriminazione? Non c’è istigazione all’odio nel far passare l’equazione manifestanti uguale terroristi? Lei più di altri può comprendere cosa significhi essere segnati con una sorta di marchio di infamia».


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