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Green pass, Toti: «L’Italia non è un tamponificio. Se aumentano solo i test, obbligo vaccinale subito»

Il presidente della Regione Liguria su La Stampa ha commentato i dati da record registrati negli ultimi giorni sul numero di Carte verdi emesse con migliaia di tamponi eseguiti. «Lo scopo è vaccinarsi»

«Se il Green pass in azienda trasforma l’Italia in un “tamponificio” allora meglio passare all’obbligo vaccinale». A dirlo è il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che, in merito ai recenti dati registrati sul numero di pass sanitari scaricati, mostra uno scetticismo di fondo. Nella data del 15 ottobre, giornata dell’ufficiale via libera dell’obbligo di pass sanitario sui posti di lavoro, si è raggiunto un picco di più di 800 mila Carte verdi emesse in sole 24 ore. Più di 2,5 milioni sono stati invece i pass scaricati tra il 14 e il 16 di ottobre, con il raggiungimento di un numero totale di Green pass oltre quota 100 milioni. Quello che c’è dietro la maggior parte delle Certificazioni ottenute però non è una dose di vaccino anti Covid somministrata. Dei due milioni e mezzo di pass scaricati nelle date vicine all’entrata in vigore dell’obbligo, 1,8 milioni risultano derivare da un tampone eseguito nelle ultime 48 ore.


Ed è proprio a questo proposito che il presidente Toti si è espresso su La Stampa: «L’Italia riesce a garantire mezzo milione di tamponi al giorno ma non mi pare né utile né sensato. Il Green pass ha un obiettivo principe che è far aumentare i vaccinati, non alimentare le code davanti alle farmacie». Dopo aver parlato di rischio “tamponificio“, il presidente ha quindi ribadito l’urgenza di un obbligo vaccinale per tutti: «Diventa la via più logica» spiega, «è già pronto un disegno di legge in Parlamento ma non lo abbiamo ancora presentato per rispetto al governo». Leader del gruppo politico Coraggio Italia, Toti ha dichiarato di voler aspettare ancora qualche settimana nella speranza di avere dall’esecutivo di Draghi una risposta definitiva sul fronte dell’obbligo di vaccino. Ma non solo. «L’altra speranza è quella che la fatica e il costo di fare due o tre tamponi a settimana possa spingere molti non vaccinati a una riflessione».


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