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Il patto sociale di Draghi è già da rifare. Confindustria si tira indietro (con la Cisl): «I sindacati fanno patti col governo a spese nostre»

Il vicepresidente di Confindustria per le relazioni industriali, Maurizio Stirpe: «Non ci sono le condizioni. Non solo non faremmo un buon patto, anzi faremmo un pessimo servizio al Paese»

Solo un mese fa, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi aveva sottoscritto l’invito di Mario Draghi a stringere un nuovo «patto economico, produttivo, sociale del Paese». Un patto che, dopo anni di distanza, avrebbe riunito industriali e sindacalisti attorno allo stesso tavolo per aggiornare i contratti di lavoro e rilanciare il mondo occupazionale italiano. Oggi, 22 ottobre, le buone intenzioni di Bonomi sono state fatte saltare dal suo vicepresidente con delega alle relazioni industriali, Maurizio Stirpe, il quale dal convegno dei Giovani imprenditori ha sentenziato: «Non ci sono le condizioni per fare un patto sociale. È un problema tra il mondo delle imprese ed il mondo del sindacato. Una parte del sindacato ha una visione diametralmente opposta da quella che noi stiamo privilegiando, preferisce avere un dialogo diretto con il governo, fare accordi e poi farli cadere sulla testa delle imprese. Non è quello che vuole Confindustria, non è quello che vuole il presidente Bonomi: ho detto a Carlo che un patto così preferisco farlo saltare». Al convegno, accanto a Stirpe, sedeva il leader della Cisl, Luigi Sbarra: «Non credo che il riferimento sia a noi», ha commentato immediatamente. Infatti, sembrerebbe che l’intervento di Stirpe fosse rivolto alla Cgil e, in misura minore, alla Uil, anche se il vicepresidente degli industriali non cita mai i due sindacati.


Lo strappo degli industriali

Oggi, secondo Stirpe, «non solo non faremmo un buon patto, anzi faremmo un pessimo servizio al Paese. Al Paese serve coesione». Tra parti sociali «ci si può sedere e fare un accordo per i lavoratori e per le imprese: è questo quello che serve al Paese, il resto è cinema, fumo, sono chiacchiere da bar che non servono al Paese». Il vicepresidente ha recriminato una certa difficoltà «nel fare accordi per poi presentare delle proposte condivise». E ciò lascerebbe al governo lo spazio per decidere da solo, senza confronto. Al ministro del Lavoro Andrea Orlando, presente al convegno, è toccato rispondere per conto dell’esecutivo: «Non me la sento di condividere – che il governo non dialoga con le parti sociali -. Abbiamo fatto delle maratone che hanno messo alla prova anche la nostra tenuta fisica. Non siamo riusciti a farlo su tutto, un po’ anche perché abbiamo fatto le corse, un po’ perché le distanze ci sono anche tra le parti sociali, come sento anche dalle parole di Maurizio Stirpe, ed al governo alle volte resta solo il compito di scegliere». Sul fronte del Pnrr, ha aggiunto Orlando, si può arrivare ad un metodo di «dialogo sociale da utilizzare in tutti gli ambiti, come paradigma di una modalità di confronto. Un dialogo sociale che aiuti a sbloccare dei temi può essere importante».


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