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«La fuga del virus dal laboratorio di Wuhan? È già successo in altre occasioni»

Maurizio Pocchiari, ex direttore del dipartimento neuroscienze dell’Iss, dice che non esiste il rischio zero nei centri di ricerca. E ricorda il caso della variante di Creutzfeldt-Jakob

Maurizio Pocchiari, ex direttore del dipartimento neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dice che la fuga dal laboratorio del Coronavirus è un’ipotesi possibile. E questo perché «nessuna misura di contenimento, anche la più sofisticata, può azzerare il rischio». Secondo Pocchiari anche «nei centri di ricerca, anche in quelli ad altissima sicurezza, i cosiddetti P3 e P4, non è impossibile che un agente patogeno contamini l’operatore. Nel caso del Sars-Cov-2 non è fantascienza ipotizzare che durante una procedura un tecnico abbia inalato le particelle infette emesse, tanto per fare un esempio, durante la fase di centrifugazione di materiale infetto e che le cappe, nonostante siano dotate di chiusura ermetica, non fossero state azionate». Pocchiari fa l’esempio della variante di Creutzfield-Jacob e di Mucca Pazza, e ricorda i tre ricercatori deceduti: «Di almeno due dei 3 casi siamo certi. Uno è stato descritto sul New England Journal Medicine. Si parla di esposizione occupazionale in un tecnico che aveva maneggiato campioni di topo contaminato con l’agente infettivo che causa l’encefalopatia spongiforme bovina, la Bse, o con quello della variante di Creutzfeldt-Jakob. Poi sappiamo di una 24enne francese morta 19 mesi dopo essersi tagliata. E indossava due paia di guanti». Infine, due parole sul governo cinese: ««Può darsi che l’episodio non fosse noto alle autorità. Un ricercatore che, supponiamo, dopo qualche giorno abbia sviluppato una forma influenzale, potrebbe non aver messo in relazione quei sintomi con un incidente a lui passato inosservato».


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