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Ddl Zan, ecco su cosa si sta trattando. Il primo firmatario a Open: «Letta non mi ha tradito. Mi metto in ascolto degli altri partiti»

Mercoledì 27 ottobre si voterà la mozione proposta da Lega e Fratelli d’Italia sul «non passaggio degli articoli in aula». Dopo l’apertura alle modifiche lanciata da Letta, abbiamo chiesto a parlamentari del Pd e sostenitori della legge a cosa sono disposti a rinunciare: a cominciare dal deputato che ha firmato il Ddl

«Se Lega e Fratelli d’Italia non ritirano la mozione di mercoledì non ci sono speranza. Sarà il de profundis di questo disegno di legge». A parlare a Open è Alessandro Zan, il primo firmatario della legge che ora è arrivata all’ultimo capitolo della suo iter parlamentare. Un ultimo capitolo che potrebbe essere brevissimo, visto che mercoledì 27 ottobre si voterà la mozione proposta da Lega e Fratelli d’Italia sul «non passaggio degli articoli in aula». In pratica, se passa questa mozione il ddl Zan verrà votato con il testo completo, senza la possibilità di fare nessuna modifica. Una strada che porterebbe all’affossamento certo della legge. Se invece la mozione venisse ritirata, allora si aprirebbe la discusse in aula. Anche in questo caso non è detto che passi tutto il testo ma almeno ci sarebbe una possibilità. Nel gergo parlamentare questo passaggio viene chiamato “tagliola”.


È per questo che il Pd ha cominciato ad aprirsi al dialogo. Il segretario Enrico Letta ha rilasciato delle dichiarazioni che hanno aperto un dibattito su come si muoverà il Pd in Senato. Intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, Letta ha spiegato che il testo del Ddl Zan potrebbe subire nuove modifiche pur di passare in Senato: «Chiederò ad Alessandro Zan di fare un’esplorazione con le altre forze politiche per capire le condizioni che possano portare a un’approvazione rapida del testo». Le sue parole sono state lette in due modi. Da una parte, c’è chi ha visto la possibilità di sveltire l’approvazione del Ddl Zan. Dall’altra, c’è che ha visto un passo indietro su quella che era diventata una delle principali bandiere del partito.


I numeri al Senato: servono i voti di Forza Italia e Italia Viva

La battaglia che i senatori del Pd stanno preparando non è semplice. Secondo i dati del Senato, il Pd può contare su 38 voti, il Movimento 5 Stelle su 74. In tutto sono 112, non abbastanza per ottenere la maggioranza dei 320 seggi di Palazzo Madama. Ed è un calcolo al netto dei franchi tiratori. Per arrivare all’approvazione del testo, Zan guarda ad altri due gruppi: Italia Viva che ha 16 senatori e Forza Italia, dove invece ce ne sono 50. In entrambi i gruppi le posizioni sul Ddl Zan non sono nette. C’è chi spinge per la sua approvazione e chi invece vorrebbe farlo arenare. Oltre a questi si possono recuperare voti anche dal gruppo Misto, dove attualmente sono iscritti 47 senatori. Quasi intoccabile invece il tesoretto di 85 voti composto dai senatori di Lega e Fratelli d’Italia.

Alessandro Zan: «Nessun tradimento e nessuna retromarcia»

Raggiunto da Open mentre si sta muovendo verso Roma, Zan spiega che le dichiarazioni di Letta a Che tempo che fa non sono state un tradimento rispetto all’idea iniziale del suo disegno di legge: «Non c’è nessun tradimento. Non stiamo parlando di modifiche ma della possibilità di mediare su alcuni punti. I tempi sono stretti. In questi mesi il Parlamento sarà impegnato ad approvare la legge di bilancio. Per iniziare questo dialogo bisogna prima eliminare la tagliola. Domani incontrerò i capigruppo di Lega e Fratelli d’Italia e chiederò loro di ritirare questa mozione. Se non la ritirano, vuol dire che da parte loro non c’è nessuna volontà di arrivare a un punto comune».

In una mediazione però esistono anche delle concessioni, ed è proprio questo il punto su cui stanno arrivando più domande: cosa è disposto a cedere il Pd sul ddl Zan? «A partire da adesso – ci spiega Zan – mi metterò in ascolto. Cercherò di capire quali sono i punti degli altri partiti e come possiamo costruire una mediazione che non sia al ribasso. Ricordiamoci che il testo che stiamo per discutere è quello approvato alla Camera e già di suo arriva da una mediazione». Fra i punti che potrebbero essere sfoltiti gli occhi sono puntati sull’articolo 7, quello che riguarda la Giornata dell’omotransfobia: «Non ci sarebbe molto da mediare. Si tratta solo di far rispettare la riforma della Buona Scuola del 2015 che prevedeva delle attività contro la discriminazione. Vedremo le proposte degli altri partiti».

Le voci del Pd. Quanto può essere cambiata la legge?

Tra i voti sul cui il ddl Zan può contare in Senato c’è quello di Monica Cirinnà, la prima firmataria della legge sulle coppie di fatto del 2016. È lei la prima a dire che una legge annacquata non servirebbe a molto: «La guida politica per il passaggio della legge in Senato è Alessandro Zan e questo ci permette di stare più tranquilli. Tuttavia sappiamo che è meglio non avere nessuna legge invece che una cattiva legge. Se la legge dovesse essere taglieggiata in modo violento, saremo i primi a mandarla alle ortiche. Per adesso la fermezza di Letta ci ha permesso di superare il pantano della Commissione Giustizia, dove il testo era bloccato dall’ostruzionismo della Lega».

Secondo il vicepresidente del Pd al Senato Franco Mirabelli quello che è possibile fare, a questo punto, è lavorare alcuni passaggi, come ha spiegato a Open: «C’è un margine di manovra che non può superare in alcun modo un principio: nessuna delle persone tutelate nel testo può essere lasciata fuori dalle tutele». Il riferimento qui è ai passaggi del testo sull’identità di genere, quelli che all’interno della legge servono per tutelare le persone transgender: «Ci sono invece altre preoccupazioni che possono essere prese in considerazione, come tutto il passaggio sulle scuole e sulla Giornata mondiale dell’Omotransfobia. Su questo possiamo trovare un punto in comune e spiegarlo ancora meglio».

Il testo dell’articolo 7

La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­ sfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contra­ stare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità so­ ciale sanciti dalla Costituzione.

La Giornata di cui al comma 1 non de­termina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in un giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o com­ porta la riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.

In occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, in­ contri e ogni altra iniziativa utile per la re­ alizzazione delle finalità di cui al comma 1. Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsa­ bilità, nonché le altre amministrazioni pub­bliche provvedono alle attività di cui al pre­ cedente periodo compatibilmente con le ri­ sorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Elio Vito, Forza Italia: «Il Pd è incoerente. Ha fatto un passo indietro dopo le amministrative»

Elio Vito è un deputato di Forza Italia, la sua voce rappresenta l’ala del partito che sostiene le leggi che promuovono i diritti della comunità Lgbtq+. Vito critica il tempismo del Pd, che ha annunciato l’apertura alle modifiche del Ddl Zan solo dopo la vittoria alle elezioni amministrative: «Hanno aspettato di vincere le amministrative prima di aprirsi alle modifiche. E questo è scorretto. Senza contare un’altra cosa: questa legge è stata costruita per proteggere una determinata comunità. Letta ha parlato alle associazioni che la rappresentano prima di scegliere di modificare il testo?».

Per il deputato sarebbe impensabile togliere da questa legge il passaggio sulla Giornata dell’omotransfobia, uno di quelli più importanti di tutto il testo: «Qui non si parla di fare propaganda nelle scuole ma di promuovere una cultura del rispetto che anzi fa parte della missione scolastica. Nell’Unione europea il Ppe si sta scontrando contro gli stati che negano i diritti della comunità Lgbtq+. Non dimentichiamoci che anche Forza Italia fa parte di questo schieramento». Secca la critica al Vaticano: «Tutta questa discussione e tutti questi problemi nascono perché il Vaticano esercita ancora un’influenza sulla politica italiana. Ed è proprio il Vaticano a farlo, non l’elettorato cattolico».

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