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Assalto alla Cgil, la versione di Castellino e Fiore: «Manifestazione autorizzata dalla Polizia, abbiamo portato fuori i più agitati»

Il leader romano accusato di aver lanciato l’aggressione al sindacato: «L’assedio era politico, ma poi Landini doveva fare quello che gli dicevamo noi». Aronica: «Scortati dalla Digos fino a corso Italia»

Il tribunale del riesame deciderà nella mattina di domani, 26 ottobre, quanto sia solida l’accusa di devastazione e saccheggio nei confronti dei leader di Forza nuova Roberto Fiore, Giuliano Castellino, Luigi Aronica e altri tre, tutti protagonisti dell’assalto alla sede della Cgil nazionale avvenuto lo scorso 9 ottobre. In vista dell’udienza sono stati depositati tutti gli atti del fascicolo di indagine dei pm di Roma, inclusi i verbali degli interrogatori resi davanti al gip nei giorni immediatamente successivi. E, come era accaduto già coi primi atti di indagine, dalle parole degli indagati emerge più di un elemento che rischia di mettere in imbarazzo i vertici della questura di Roma e del Viminale. Soprattutto, tutti all’unisono dicono che la manifestazione è stata autorizzata dalla Polizia che, addirittura, guidava il corteo spiegando dove andare.


Il tutto in un quadro in cui nessuno degli accusati sembra disposto a prendersi la responsabilità dell’accaduto, visto che le dichiarazioni parlano tutte, dalla prima all’ultima, del tentativo da parte dei leader dell’organizzazione neofascista di «isolare i violenti», «impedire» che entrassero nella sede della Cgil o, una volta iniziato l’assalto, fare in modo che i manifestanti uscissero più rapidamente possibile. In più occasioni, gli indagati dicono addirittura che Forza nuova è sciolta o almeno non agisce più come partito politico da un anno – il leader romano Castellino arriva a parlare di venti mesi.


Roberto Fiore

È il caso di Roberto Fiore, leader nazionale di Forza nuova che davanti al giudice Marzano spiega che lui con l’organizzazione della manifestazione di quel sabato non c’entra nulla: «Sì, partecipavo solamente come partecipante, nel senso che non avevo nessun ruolo nella manifestazione, non ero nemmeno nei palco e diciamo ero uno dei 50, 70, 100 mila persone, una, delle persone che stavano lì».

«Io faccio politica da oramai quarantotto anni e sarei un imbecille a pensare di andare ad assaltare la Cgil, a devastarla e a saccheggiarla. In una giornata difficile in cui molti dicevano di andare verso Via del Corso e verso il Parlamento per esternare la propria rabbia, noi pensiamo sia meglio organizzare una manifestazione. Noi, e parlo in questo senso di Giuliano Castellino, di Aronica, cerchiamo di fare un presidio fuori o meglio nel cortile della Cgil. La nostra idea era legata alla contingenza del Green pass. Con questo voglio dire che cose tipo fascismo e antifascismo assolutamente sono estranei a tutto il quadro. Posso aggiungere che in questo contesto io mi sono adoperato come tutti gli altri a tirar fuori le persone dalla situazione che evidentemente stava peggiorando»

Una cosa Fiore dice chiaramente: la manifestazione verso la Cgil è stata autorizzata dai funzionari presenti in piazza. Il leader di Forza nuova spiega che la trattativa è stata affidata all’ex Nar Luigi Aronica, che confermerà a verbale. Fa anche i nomi dei funzionari, non confermati da Aronica, ma il quadro è univoco (e del resto anche Open ha pubblicato il documento in cui si attesta l’autorizzazione) prima di muoversi i leader del movimento hanno trattato con la polizia e ottenuto un sì a sfilare: «Meglio spiegherà magari Luigi Aronica che ha il contatto con le Forze dell’Ordine in questo momento ma io ero presente lì ed è chiarissimo che un loro
esponente dice “Va bene, andate”».

Anche davanti alla Cgil Fiore, che dice tra l’altro di essere riuscito a «sfuggire» agli scontri lungo il percorso, entra nella sede perché lo lasciano passare. Stando al suo verbale le immagini registrate dalle telecamere sono chiarissime: «Quello che io faccio è proprio per aderire a questa intenzione, come possiamo dire, pacifica e di entrare un momento e incitare le persone a uscire immediatamente e io mi ricordo che dico questa frase: “‘Attenzione, evitiamo di commettere reati uscia’ … uscite tutti”. Li richiamo e la stessa Polizia mi fa uscire, avendo assolto quel ruolo».

Luigi Aronica

L’ex Nar Luigi Aronica a verbale dice addirittura che Forza nuova è chiusa da un anno, perché tutti i suoi attivisti sono confluiti nel movimento No Green pass e partecipano come individui: «In queste proteste non appariva più, non c’erano nostre bandiere. Io facevo parte anche di Forza nuova, da un anno a questa parte non […] apparivamo come Forza nuova ma come uomini liberi». E’ Aronica a trattare in piazza perché possa partire un corteo diretto alla Cgil: «Io sono andato direttamente con i responsabili della Digos della Questura della piazza che già avevo parlato prima del comizio perché avevamo fatto il palco e gli ho detto: “Guarda qui c’è una situazione un po’ particolare, vogliamo fare un corteo pacifico”, però per non andare sotto il Parlamento perché tanto non ci mandavano, “noi in questo momento vorremmo […] andare sotto la Cgil e fare una protesta pacifica”». Una volta partita la manifestazione, la Polizia avrebbe addirittura aiutato i manifestanti: «I dirigenti della polizia ci portavano. Sono loro che stavano alla testa del corteo e ci dicevano dove andare».

Protesta che sarebbe degenerata perché «forse c’era tanta gente, il corteo era formato da migliaia e migliaia di persone», ma appunto, dice “er Pantera”, i leader che appartengono all’area di Forza nuova hanno «cercato di non far creare casini». Sempre Aronica dice che i rapporti con la Polizia sono stati tranquilli anche durante il tragitto, persino quando un blindato è finito in mezzo alla folla. Quando i manifestanti spingevano, come è accaduto a poche centinaia di metri dalla sede di Corso Italia, la Polizia si «apriva e li lasciava passare»: «Non ci sono stati scontri, c’è stato qualche spintone ma normale, questi non sono scontri. Quando ci sta un corteo che spinge non sono scontri».

Aronica ha anche depositato a sua difesa un filmato in cui, davanti alla porta della Cgil, lo si vede discutere amabilmente con un funzionario e persino abbracciarsi: «Era il responsabile della sicurezza che stava lì davanti alla Cgil era quello che comandava i Carabinieri, a un certo punto ci ho parlato e lui mi ha detto: “Ha visto che è successo?” “Lo so ma stiamo cercando di fermarli”. Io parlavo perché c’avevo un rapporto diretto io con i dirigenti perché poi mi conoscono per il mio passato. lo c’ho un passato un po’ particolare quindi mi conoscono tutti i dirigenti».

Giuliano Castellino

Anche Giuliano Castellino dice che non va in piazza come attivista di Forza nuova, che «non compare da venti mesi» e che, addirittura, quando la folla si accanisce sul blindato che era finito al centro dei tafferugli, lui si occupa di allontanare i manifestanti. Certo, ammette di aver scaldato la piazza che andava verso la Cgil: «Io dovevo anche fomentare la gente, ovvio, devo scaldare. Io sto su un palco a parlare a un comizio pubblico mica sto in chiesa a fa’ la messa, e ho detto: “Andiamo lì perché deve venire Landini lì”. Cioè io volevo che Landini venisse là, quindi figuriamoci se io invito Landini in piazza o fuori il suo palazzo che prima gli sfascio casa, sarei un pazzo furioso». Non nega di aver detto ai funzionari che se non gli avessero portato Landini lo avrebbero preso loro, ma dice che la frase aveva un significato politico: «Portateci da Landini, portateci sotto la Cgil, cioè io non so neanche dove abita Landini ci mancherebbe altro e neanche voglio saperlo, portateci da Landini o altrimenti noi sotto il suo palazzo lo obblighiamo a venire».

Una volta convocato, Landini sarebbe stato “convinto” a fare quello che dicevano i manifestanti, dice Castellino: «Con La Cgil volevamo incontrare Landini e fargli fare quello che ritenevamo opportuno in termini politici. Io volevo che Landini venisse lì e a lui noi avremmo dato diciamo, come posso dire, la delega a proclamare lo sciopero generale per il Green pass». Castellino ribadisce che non era sua intenzione far entrare i manifestanti nella sede della Cgil. Anzi, nel parapiglia sarebbe stato persino colpito: «Torno a ripetere, non solo ho fatto di tutto per bloccare le persone, un ragazzo mi ha sferrato un pugno perché stava rompendo un vaso e in un’altra occasione che si vede anche dalle immagini, ‘sti giorni anch’io vedo il tg, si vede chiaramente che io prendo un vaso dietro la nuca perché con le braccia alzate tento di bloccare».

«Il dato doveva essere politico non quello di fare dei danni dentro la Cgil ma di assediare, così è il termine che ho usato anche dal palco, cioè circondare l’edificio della Cgil così come comunicato quando siamo partiti dal Piazza del Popolo, stare in quel cortile interno, quindi entrare solamente all’interno del cortile ma non entrare in quel palazzo».

Biagio Passaro

Il verbale più laconico è probabilmente quello di Biagio Passaro, tra i leader del movimento Io Apro. Si è molto discusso del fatto che durante l’assalto alla Cgil il ristoratore abbia persino fatto una diretta Facebook. E lui a verbale ammette che si è trattato di un gigantesco errore: «Ero li come un inviato che stava facendo vedere, sono entrato dentro, è vero, ho commesso una vera cazzata per far vedere quello che stava accadendo. La mia permanenza è durata venti secondi, però si può vedere dai video e appena entro vedo dei ragazzi che stavano tirando un calcio, ho detto: “Ragazzi non spaccate nulla” e questo si sente da un audio».

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