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Facebook papers, spuntano 10 mila pagine su allarmi ignorati su odio e fake news: perché Zuckerberg rischia la crisi più minacciosa

A otto anni dallo scandalo di Cambridge Analytica, la società di Zuckerberg è al centro di nuove pesanti rivelazioni

Nuovi documenti mettono Facebook al centro di un altro importante scandalo. I maggiori media americani hanno pubblicato i cosiddetti Facebook Papers, più di 10 mila pagine che svelano i segreti del social di Mark Zuckerberg e che danno uno spaccato di quanto accade all’interno della società. Tra i fatti riportati ci sono gli allarmi ignorati dei dipendenti sui discorsi di odio e la disinformazione. Dopo lo scandalo del 2013 sulla diffusione dei dati sensibili degli utenti (Cambridge Analytica), dopo le inchieste del Congresso americano e dopo la diffusione dei report sull’impatto dei social sulla salute mentale degli adolescenti, Facebook deve fare i conti con un altro insieme di problemi. Questa enorme quantità di elementi mette in discussione ancora di più la sua capacità di gestire il suo potere d’influenza. A tal proposito, alcuni media americani si stanno chiedendo se Facebook non sia ormai troppo grande per permettersi passi falsi di questa portata.


Le rivelazioni

Le affermazioni pubbliche di Zuckerberg sono spesso in conflitto con la quanto emerge dalle confessioni dei whistleblower e dai documenti interni all’azienda. Ad esempio, lo scorso anno Zuckerberg ha testimoniato davanti al Congresso che la società rimuove il 94% percento dei discorsi di odio che trova pubblicati. Secondo quanto emerge dai documenti interni, però, la società ne stava rimuovendo meno del 5%. I documenti dei «Facebook Papers» trattano anche delle richieste ignorate dei lavoratori di impedire ai politici americani e alle celebrità di postare sul social tutto quello che volevano. Secondo quanto emerge, Facebook avrebbe abbassato la guardia dopo l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio scorso. Ma nonostante tutti i problemi che persistono nella gestione della piattaforma negli Usa, i suoi problemi con l’incitamento all’odio e la disinformazione sono «drammaticamente» peggiori nei Paesi in via di sviluppo.


Tra i casi più eclatanti in questo senso ci sono quelli che riguardano l’uso dei servizi della società in India per diffondere l’odio religioso nel Paese, soprattutto nei confronti dei cittadini musulmani. Le ricerche condotte all’interno del social hanno messo in evidenza come i contenuti che incitavano all’intolleranza e alla violenza erano particolarmente diffusi a febbraio del 2020, in coincidenza con le tensioni scoppiate a Nuova Delhi durante le quali sono morte 53 persone. Ci sono poi alcune rilevazioni riguardanti Zuckerberg direttamente: secondo quanto riportato dal Washington Post, avrebbe accolto la richiesta del partito comunista del Vietnam di censurare i dissidenti anti-governativi per mantenere la sua presenza nel Paese.

Immagine di copertina: EPA/MICHAEL REYNOLDS

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